Mer. Mag 20th, 2026

Il primo Salone del Libro, nel 1988, me lo ricordo come fosse ieri.

A me, divoratrice compulsiva di libri, non pareva vero che a qualcuno fosse venuto in mente di riunire tutte le case editrici del mondo, ed i loro cataloghi, in un unico spazio, per consegnarmele con un grande fiocco multicolor al solo costo di un abbordabile biglietto d’ingresso.

Entrai emozionatissima al Lingotto, nell’ex fabbrica Fiat che aveva visto mio nonno imprigionato alla catena di montaggio un giorno dopo l’altro, mentre si trasformava da giovane uomo con i capelli impomatati di brillantina Linetti a, appunto, mio nonno. Mi pareva fosse un’ottima celebrazione del suo sacrificio, quel salone. Ed ero perciò piena di aspettative.

Tutte disattese.

Per me era logico che mi avrebbero gettato i libri sui piedi: prendi tre paghi uno, folli amori folli sconti, dicci chi leggi e te lo regaliamo. Era una fiera, un salone: funzionava così, alle fiere.

E invece niente, manco un decino in meno. Al massimo un segnalibro di cartacrespa in omaggio.

Non lo sapevo ancora, che non si vive di sola passione ed anche gli editori mangiano e gli stand costano.

In quei primi anni ricordo di avere comunque frequentato il Salone saccheggiando i fondi di magazzino della Newton & Compton, stipando nella mia borsa “libri a mille lire” e volantini, i quali comunque sempre da leggere sono. Ed annuendo alle polemiche che leggevo sui giornali: “ma come? Al Salone non ci sono le offerte sui libri? E allora che Salone è? Che senso ha, perché lo chiamate Salone?”.

Ho annuito talmente tanto che per un bel pezzo l’ho pure disertato, il Salone. Cioè, a sto punto, mi sono detta, per comprare i libri allo stesso prezzo me ne vado in giro per negozi e mi evito il costo d’ingresso: budget per budget, con quello che risparmio ci salta fuori un altro volume.

E mi sa che non sono stata l’unica a farlo, questo ragionamento. Dato che, nel corso degli anni, ho visto il Salone diventare altro.

Una metamorfosi quasi kafkiana, che non riesco nemmeno più a capire se sia positiva o negativa, arrestabile o meno, sincera o anche sticazzi.

Questo è lo spettacolo baby.

 

 Quella in foto è Ilaria Capua. La foto è mia.

Si tratta di uno dei mille mila “eventi” che ormai rendono il Salone del Libro quel che è: una passerella.

Tu vai al Salone e sai che incontrerai la Capua, Sgarbi, Saviano. E non solo da lontano. Perché per arrivare alla Sala Rossa, la Sala Viola, la Sala Bhochissàchecoloresaràquestoguardaunposullamappa, in cui terranno la loro conferenza, saranno costretti a fendere la folla. Che si chiamino Mario Rossi o Francesca Fagnani saranno costretti a fendere la folla: è la conformazione del Lingotto stesso che lo impone, non ci sono passaggi segreti. Persino Saviano deve mischiarsi al popolo: con somma e comprensibile apprensione della sua scorta.

Gli dei scendono fra noi.

Ma in atmosfera protetta.

Questa è Mara Maionchi. Sempre foto mia. Prima dell’evento all’Auditorium con Orietta Berti e la Littizzetto. Un pesce nell’acquario dello stand di Repubblica, da anni sempre lo stesso: apparentemente aperto al mondo, perché è lì, in mezzo a tutti, con quella che pare una redazione al lavoro in bella mostra. Ma chiuso dal plexiglas, tutto trasparente. Non si capisce se è la gente che osserva i giornalisti e le “celebrity” chiuse là dentro, oppure sono le starlette che si danno di gomito al grido di “guarda i poveri là fuori che ci fanno le foto, ci vediamo poi settimana prossima dal Giangi eh”.

Dammi un biglietto e ti solleverò la vita.

La sensazione è che siccome non si poteva ridurre il costo dei libri (quel mio dissenso giovanile di fronte all’assenza di sconti fiera), allora si è cercato di offrire un “benefit”: “sì, ok, devi pagare il biglietto per entrare a comprare libri che trovi allo stesso prezzo in libreria. Però in cambio puoi vincere la possibilità di incontrare Barbero mentre si dirige verso il parcheggio”.

E la gente ha abboccato.

E pure le case editrici hanno abboccato.

Perché una piccola, piccolissima casa editrice, dove lo trova un altro palcoscenico simile? Una casa editrice come “Le assassine”, che pubblica gialliste donne misconosciute, ed ogni anno vado a cercare fra stand sempre più grandi, chiassosi, stand che sempre più fanno concorrenza al Carnevale di Viareggio… come fa “Le assassine” a resistere a questo canto di sirene di potenziali vendite strepitose ai “forse lettori” arrivati per provare ad incontrare Vecchioni in un corridoio del Padiglione 3?

Eppure…

Forse stiamo implodendo.

Quelli in foto siamo me medesima (la bionda che ride e se ne frega), Mariangela de “Il Mondo di Gnu“, e Maurizio Sbordoni della casa editrice Stocazzo (sì, lo so: sorvoliamo, dai). Allo stand della medesima durante una delle molte pause. Dalle facce erano nervosi: io, ribadisco, me ne fregavo e guardavo Facebook.

Noi (Maurizio) si è pure venduto il giusto eh, complice il nome che sicuramente attira l’attenzione. Ma sono anche stati molti quelli che “faccio un giro e ci penso”. Per non parlare di “ma un libro 21 euro? Non è un po’ troppo?”.

No. Un libro 21 euro non è troppo: è il minimo sindacale, amo.

Però chiaro che se hai già pagato 23 euro per entrare (15 online: se lo sai. Se no sono 23. L’anno scorso erano 15 e basta, comunque e per tutti. Insomma sono OTTO euro in più così, con nonchalance), ci pensi due volte prima di comprare un libro. Facile che finisci come me da ragazzina a raccogliere depliant, pur di leggere qualcosa.

Il fatto è che forse quei 23 euro oggi, nel 2026, li hai sborsati attirato dall’idea di incrociare Cristiano Malgioglio in coda alla toilette. L’organizzazione del Salone ti ha attirato così. E lo sa. Certa che, a quel punto, saresti pure stato disposto a tirare fuori 10 euro (9.90, per la precisione) per un trancio di pizza, 12 per un toast alla francese e 2 euro e 50 per una bottiglietta d’acqua (le code allo stand di Fuze Tea che distribuiva tè gratis, signora mia, non ve le potete immaginare).

Insomma, una volta che sei entrato, hai bevuto, hai mangiato (e in mezzo a quella bolgia tutta trepidante per un selfie occorre restare nutriti ed idratati), i soldi per la cultura dove ti restano?

Siamo sicuri che questo sia ancora il Salone del Libro?

PS dice “Eh, però i giovani sono venuti”. Sì. Spennati pure quelli. Quest’anno i firmacopie delle autrici di romance, insomma le nuove Liala, il fenomeno emergente fra le ragazzine tutte iscritte a Wattpad, erano concentrate nello spazio “Romance Pop Up”. Ingresso 25 euro. VENTICINQUE. In più. Cioè ste ragazzette di 14, 15, 19 anni dovevano pagare 15 euro (on line. Se no 23 in biglietteria in loco) per l’ingresso al Salone, e poi ALTRI 25 euro per accedere ad una serie di sale in cui avrebbero potuto incontrare le loro autrici preferite, a cui far firmare la propria copia del romanzo. Altri 20 euro di romanzo.

Oppure solo 25 per Romance Pop Up, scegli: tutto il Salone con Sellerio e Adelphi o solo i firmacopie di Giorgia e Viola Sailcazzo (con tutto il rispetto per Giorgia e Viola Sailcazzo).

Ma davvero fate???

PS 2 in foto di copertina i miei acquisti di quest’anno. Perché per fortuna non sono più una ragazzina che si deve accontentare dei depliant. Ma non è così che si fa, gente. Datevi una calmata, davvero.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di L'opinionista scalza

Scrivo perchè telefonare è troppo faticoso.

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