Ovvero la faccenda Me – Germano Milite. Può sembrare tale, purtroppo, perché nel botta e risposta che potrebbe proseguire in eterno si perdono di vista molti punti focali di questa vicenda, in fondo poi assai semplice: aziende su aziende aperte a raffica, pompate a soldi pubblici, e che muoiono come gatti in tangenziale, lasciando dietro di loro una scia lunghissima di debiti insoluti. Con i privati cittadini, con le banche, con l’Erario.
Questo è il sunto. C’è poco da sbraitare e girarci attorno.
Ma soprattutto, a star dietro al botta e risposta in cui vorrebbe trascinarmi il sig. Milite, si perde di vista LA VERITA’. Che NON è quella raccontata da questo autoproclamatosi “giornalista antifuffari”. Verità che è stata ormai portata anche in Tribunale.
Cominciamo dalla verità sul famigerato “diritto di replica“.
Quello su cui, devo ammettere, con ammirevole ostinazione il “signore” insiste da tre anni. Per muovermi l’accusa di essere una cattiva persona la quale gli nega di poter intervenire e difendersi dalle mie “diffamazioni”.
L’immagine con cui ho aperto questo articolo è, come potete vedere, quella di un commento di Milite su questo blog, risalente al 22 gennaio 2024, in uno degli articoli in cui avevo iniziato a parlare della faccenda Insem. Ve lo rimetto eh, così potete leggere.

Questo è lo stile di eloquio del “signore”. Il quale insulta, bullizza, processa ed emette sentenze. Lui può: e guai se glielo impedisci. E (fa ridere, lo so) si lamenta di non avere diritto di replica mentre gli pubblico il commento: cioè ce l’ha, ma si lamenta di non averlo 🙂
Questo, fra l’altro, è anche materiale depositato presso la Procura di Torino. Perché pure in Procura (ovvero nella sua sbandierata denuncia) è andato a lamentarsi io non gli abbia concesso “diritto di replica”: dimenticandosi di precisare, però, che confonde continuamente il diritto di “replica” con quello di insulto.
Dimenticandosi, inoltre, di aggiungere che era stato pure invitato a moderare i suoi toni nei confronti non solo miei, ma anche degli altri utenti, prima di essere messo definitivamente alla porta. Anche questo materiale depositato in Procura.

Chiarito ciò, andiamo al fulcro. Ovvero…
Le bugie di Germano Milite su Insem, Nextus e todo el cucuzzaro. E sulla mia raccolta fondi per difendermi da quelle bugie.
C’è un commento di questo signore, che potete recuperare su Facebook, a questo link. Si tratta del commento che ha scritto, piuttosto imbufalito, in calce al post della mia amica Beati quelli di Houston che hanno solo un problema, la quale aveva voluto darmi una mano facendo girare la mia raccolta fondi per pagare l’avvocato che questo “signore”, con la sua querela vergognosa, mi ha costretta ad arruolare. Commento che ha scritto con l’intento, mi sa, di far desistere le persone dall’aderire.
Commento che ha mandato anche a questo blog (ma ormai il suo profilo è in spam. Da gennaio 2024, appunto).
Ebbene, quel commento (che ora vedremo, e vi assicuro che c’è da ridere anche per chi non conosce i dettagli della faccenda) è la dimostrazione lampante del secondo motivo per cui io non concedo a Germano Milite il “diritto di replica“.
Perché Milite mente. Mente spesso, e spesso senza alcun ritegno.
Ecco perché la storia, che di suo sarebbe semplice, alla fine sembra così complicata. Perché dopo un tot di commenti non si capisce più niente!
Ed ecco perché non gli puoi concedere diritto di replica. Perché se lo fai non se ne esce. Lui dice due bugie? Tu allora dimostri che le ha dette, e pensi sia finita lì, no? Invece no! Lui ha già pronto un altro pippone in risposta, in cui di bugie ne dice quattro! Puoi fare sta vita? Anche no, dai.
Ohhh, e adesso veniamo al commento. Tenetevi forte che si vola.
Per intenderci è quello che parte così…

Dunque, lui si riferisce ad un mio articolo (ovviamente “diffamatorio”, manco a discuterne) collegato alla mia raccolta fondi. L’articolo è questo, in cui racconto di come la Insem sia finita in liquidazione giudiziale. Ovvero i creditori l’abbiano trascinata in Tribunale ed il giudice ne abbia decretato la bancarotta.
Giudice il quale ha accertato che nel 2020 aveva già un passivo di ben 7 milioni di euro a fronte di un patrimonio aziendale di 3 milioni. Passivo che nel 2021 era lievitato a 9 milioni, mentre il patrimonio aziendale precipitava addirittura a 2 milioni.

Questo in foto non è un mio “delirio”: è uno screen della sentenza emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il 2 Luglio 2024, che ho pubblicato in quell’articolo cui Milite si riferisce. Tribunale presieduto dal Dr. Enrico Quaranta ed il cui giudice est. era la dott.ssa Elisabetta Bernardel.
E, se ancora non bastasse, quegli atti basta richiederli, perché è tutto registrato sul Portale dei Creditori.

Questo è il punto fondamentale, fate attenzione.
Perché tutta la narrazione di Milite, nel suo ennesimo commento, si basa sul fatto che, insomma, io i numeri chissà da dove li avrei presi. Me li sono inventati per “diffamarlo”, perché povera anima lo perseguito.
Parla infatti di cifre senza “spiegazione tecnica esauriente“, di “due righe estrapolate da chissà dove“.

Parla di una “capziosa ricostruzione” (lo andasse a dire al Presidente Enrico Quaranta e la giudice Elisabetta Bernardel, che fanno le “capziose ricostruzioni”). E non solo: leggete bene questo pezzo…

Il “documento estrapolato” (insomma vado a rubare documenti per Procure, io), sarebbe una “semplice causa di lavoro dell’ex dipendente Assunta Rea e altri creditori“.

No no. Non ci siamo proprio.
Non è una “semplice causa di lavoro e altri creditori”.
Gli “altri creditori” sono un botto, e fra loro Rea Assunta è proprio l’ultima ruota del carro. Tutti insieme vantano un credito che sfiora i 200mila euro.

Da cui poi il giudice parte per dire “vediamoci chiaro n’attimo”. E conclude con “bancarotta”.
L’apoteosi delle bugie (lo so, siete stanchi. Ma se siete arrivati fino a qui ne vale la pena).
Attenzione, squillino le trombe, perché quando pensi che Germano Milite abbia dato il meglio di sé nel mistificare i fatti, lui ti stupisce con bugie plateali. Colossali proprio. Che ti viene da chiederti “ma come fa???”.
Eccolo qui, il Ground zero della sua arringa.
Ad un certo punto cita le mie parole nell’articolo da lui definito diffamatorio. Laddove dico “Milite socio della controllata YouNG, Milite amministratore unico dell’altra controllata Blasterzone, Milite presidente del Consiglio di Amministrazione dell’ennesima controllata Nextus“

Le cita e dice…

Dice che faccio “errori gravi” (sempre perché sono una scarsa incompetente, e pure femminista, a cui non dovete dare i vostri soldi).
E dice che di YouNG aveva il 4% ed Insem non era controllante, non avendo ALCUNA percentuale di maggioranza.

Qui in screen vi metto una delle 27 pagine del bilancio di esercizio del 2021 della YouNG.

Da cui si evince:
- Che la percentuale detenuta da Milite non era del 4% bensì del 6,67% (vabbè, poco fa)
- che la Insem deteneva la percentuale maggiore, ovvero ben il 38,46%
- e, se vogliamo dirla tutta, un altro 15,38% era in mano ad Elteide, la quale a sua volta controllava Insem.
4. Che non sono una cazzara.
Dice poi che anche su Nextus (in fallimento anch’essa, con debiti anch’essa) compio “errori” e conto balle. Perché Insem “non ha mai avuto alcun controllo di maggioranza in Nextus (ancora, le visure?)”.

E visto che il sig. Milite nel commento chiede la visura, eccola.
Questo è lo screen della visura della ormai defunta Nextus.

Preciso preciso: Insem, di Nextus, aveva il 51%. E l’altro 20 sempre ad Elteide. Come sopra.
E, come sopra, io non sono una cazzara.
Conclusioni (e pure sommarie, perché non voglio tediarvi ulteriormente).
Non sto a mettermi a discutere pure sulla questione bilanci, e chi li fa e chi non li fa e bla bla.
E nemmeno voglio soffermarmi sui 700mila euro di debito con l’Erario della Insem, di cui tutto il CDA verrà chiamato a rispondere in futuro. Nonostante tutti i fondi pubblici. Soldi nostri, vero. Ma, in fondo, problemi loro.
Non mi dilungo perché ormai mi pare parecchio chiaro che qui c’è qualcuno che profonde una quantità di energie incredibile nell’inventarsi frottole. Nel mentire.
Non è diffamazione la mia: è lì, nero su bianco, l’ho dimostrato. Quello sopra è ciò che afferma Milite, inondandomi di insulti. E quello sotto è ciò che invece è la verità.
La domanda è “perché?“.
Perché mentire così spudoratamente, con questa tigna da kamikaze? Ma anche, se volete, in modo così patetico ed infantile: cioè, se tu dici che la tale non ha mai avuto quote di maggioranza, e che ti devo esibire le visure, quando sai che se lo facessi ci metterei 5 nanosecondi a dimostrare che hai contato frottole… perché lo fai?! Cosa ti muove?!
Io so solo una cosa.
Che mentire sui social può anche essere considerato “folkloristico”. Può anche dare il suo ritorno in termini di like ed interazioni.
Ma farlo nelle denunce, nelle integrazioni delle denunce, addirittura nelle opposizioni alle archiviazioni, costringendo le persone a doversi difendere da accuse volutamente false, è un reato grave, ed ha un nome ben preciso: si chiama calunnia. Ed anche stalking giudiziario.
E non sono più disposta a passarci sopra.

