Ho lasciato tutta questa storia ferma al 1 Marzo 2024, data del mio articolo della discordia intitolato “Il buco nero dei fondi pubblici di Germano Milite e Carmine Pappagallo“.
L’ottavo articolo di una lunga inchiesta, in cui analizzavo la complessa vicenda della INSEM S.p.A (poi divenuta, in fin di vita, S.r.L), società di “web marketing” frutto del genio creativo e visionario di un autodefinitosi “imprenditore seriale”: un certo Carmine Pappagallo, originario della Campania.
Azienda, questa INSEM, a capo di una cordata pressoché infinita di altre aziende, tutte facenti parte della cosiddetta “new economy” e riunite sotto l’etichetta di “digital district” della casa madre: testate giornalistiche online, agenzie di affitto turistico, piattaforme di scambio fra blogger e sponsor, fabbriche digitali di programmi di fotoritocco, portali per i farmacisti, per gli appassionati di gite in barca, di cicloturismo, di intelligenza artificiale, di orologi e di arredamento.
Tutto. C’era davvero DI TUTTO.
E, ad affiancare in questa impresa titanica il sig. Carmine Pappagallo (nonché il di lui fratello Tommaso Pappagallo), si ritrovava spesso e volentieri un tale Germano Milite, giornalista professionista anch’egli campano.
Il quale si presenta al pubblico come imprenditore, esperto di comunicazione e marketing e, soprattutto, paladino della giustizia anti truffatori.
Milite CEO di INSEM, Milite socio della controllata YouNG, Milite amministratore unico dell’altra controllata Blasterzone, Milite presidente del Consiglio di Amministrazione dell’ennesima controllata Nextus.
Tutte aziende le quali sono cessate: in alcuni casi in modo tragico, in altri in modo davvero curioso. Che andremo a vedere.
Cessate non prima che tutto questo carrozzone incamerasse, in totale, qualcosa tipo 6 milioni di euro di fondi pubblici: fra sostegno europeo alle start-up, ristori Covid e pure PNRR.
Puf! Svampati zignò. Sono partiti incendiari e fieri, e sono tornati pompieri.
E, in più, lasciando col moccolo in mano circa 1700 piccoli risparmiatori i quali avevano creduto nelle mirabolanti imprese del sig. Pappagallo e del suo pupillo Germano Milite, che le aveva caldeggiate dalle pagine della sua testata giornalistica on-line YouNG, e in altre interviste varie su altre testate. Convincendoli così ad aderire ad una campagna di crowdlending per 500mila euro, restituiti solo in minima parte.
Questo il riassunto il più stringato possibile, per chi non avesse voglia di leggersi gli articoli precedenti.
E quindi? Com’è finita?
Cominciamo da INSEM.
INSEM è FALLITA.
Non “cessata”. Fallita. In LIQUIDAZIONE GIUDIZIALE.
A Marzo 2024, data del mio ultimo articolo, l’avevo lasciata boccheggiante sul sito di Evenfi, la piattaforma di crowdfunding su cui aveva chiesto 500mila euro ai piccoli risparmiatori. Boccheggiante nel senso che non restituiva quanto aveva ottenuto in prestito, chiedeva tempo, cincischiava.
Dopodiché il tracollo.

Entra in liquidazione giudiziaria a luglio 2024. Insomma fallimento. A novembre 2024 il giudice di Santa Maria Capua Vetere emette la sentenza. E adesso, a giugno 2026, andiamo anche a vedere questa sentenza. Con qualche dettaglio annesso.

Dichiara infatti il giudice che la INSEM aveva (seguitemi bene eh, le date sono importanti) già omesso di onorare tutta una serie di debiti importanti nel 2023. E questo perché già nel 2020 risultava una perdita di 7.129.000 euro (SETTE MILIONI DI EURO), a fronte di un patrimonio aziendale di soli 3 milioni di euro. Insomma debito per più del doppio del patrimonio aziendale: nel 2020.
Debito che addirittura sale a 9.129.174 nel 2021. Mentre il patrimonio aziendale scende, a 2.337.620.

Tant’è che nel 2021 manco più lo depositano, il bilancio. Proprio chissenefrega. Mentre intanto sale pure il debito con gli istituti bancari: a 3 milioni di euro. E, naturalmente, neanche uno spillo di pignorabile per i poveri creditori.

Ebbene, in questa situazione, di perdita crescente, INSEM si presenta ad aprile 2021 a Criptalia, la società che sta dietro alla piattaforma di crowdfunding Evenfi, e dice “Salve. Noi abbiamo grandi idee per la testa. Vogliamo espanderci e avremo un fatturato da paura. Ci date la possibilità di chiedere 500mila euro in prestito ai piccoli risparmiatori?”.

E qui ATTENZIONE! Perché nessuno si salva realmente, in questa storia.
Non si salva Criptalia.
Secondo me, dal punto di vista morale, non si salva no. O meglio, se non Criptalia, almeno il sistema di regole che le sta dietro e a cui deve sottostare per legge.
Questa è infatti la richiesta di accesso al crowdfunding presentata da INSEM a Criptalia. Nella quale si legge una cosa importante.

“Il promotore non audita i suoi conti“.
Ovvero, per noi profani, colui che richiede ai cittadini il prestito presentandolo come opportunità di investimento (in questo caso Tommaso, il fratello del molto più social Carmine) ha esibito dei bilanci della propria azienda che non sono stati “auditati”: cioè non sono stati sottoposti ad un controllo da parte di società esterne.
Insomma è come dire che io vado in banca, chiedo un milione di euro in prestito, e l’impiegato mi dice “ma sei in grado di restituirli?” ed io gli dico “sì, certo, che stai a scherzà?”. E lui non controlla niente (ma quando mai?!), dice “ok”, e me li dà.
Certo, magari il livello di rischio indicato, nel caso di chi non “audita” i propri conti, è più elevato. Però io resto comunque senza parole nello scoprire che sia possibile farlo.
E soprattutto non si salva Germano Milite.
Perché in quegli anni lui era CEO, di quella azienda. E non lo dice solo ciò che dichiaravano sul sito di Evenfi, ma lo dicono le visure camerali ormai liberamente disponibili in rete.

Durata in carica, dice la visura, per tre esercizi. Dal 2020. Non un semplice “consigliere con delega alla comunicazione“, come più volte pubblicamente affermato da lui. Che suona un po’ diversamente.

Ma con delega vuol dire ricoprire la carica di CEO.
Ovvero colui che redige i bilanci.
Il CEO non li approva da solo, certo. Li approva solo in prima istanza, con gli altri membri del CDA: è poi l’assemblea dei soci che li deve approvare definitivamente.
Resta quindi però che i bilanci formalmente li redige lui insieme a tutti gli altri amministratori/CEO. Anche se era il padre Sabato Milite, consigliere in Insem anch’egli, oltre che commercialista, ad avere “in delega” la parte amministrativa.
Proprio per legge, si tratta di un compito che non è “esclusiva” di nessuno ma, diciamo così, “corale”.
E quindi questo vale pure per quei bilanci “non auditi” in virtù dei quali Criptalia ha dato l’ok per la richiesta di 500mila euro ai piccoli risparmiatori.
Nonostante vi fosse, secondo quanto accertato dal giudice di Santa Maria Capua Vetere, già un passivo di 7 milioni di euro.
Non ci si può, onestamente, chiamare fuori dicendo “io non c’entro nulla, non ho alcuna responsabilità”.
E questa è la solo la PRIMA parte di ciò che ho da raccontare.
E che in tutti i modi si è tentato di farmi tacere.
Diffamandomi, insultandomi, querelandomi dichiarando il falso. Scatenando contro di me shitstorm assurde.
Cercando di farmi passare per una pazza esagitata che diffamava brave persone. Cosa che documenterò senza tema di smentita nei prossimi articoli.
Ad oggi però devo pagare un’avvocata che mi ha difeso con professionalità e tigna dalla accuse del sig. Milite.
L’avvocata Fiammetta Pezzati di Firenze, la quale merita un plauso. Anche nelle prossime puntate, in cui spiegherò i dettagli della querela pretestuosa del sig. Milite.
Perché ancora non è finita e siamo entrambe ben determinate a far sì che giustizia venga fatta.
Si noti che IO, a differenza del sig. Milite, le fatture del mio avvocato le ho sempre pubblicate e sempre le pubblicherò. IO, quando faccio le raccolte fondi, dimostro tutto.
Intanto, quindi, chi volesse aiutarmi a dare a Fiammetta ciò che giustamente le spetta, può seguire questo link di Go Fund Me.


Milite mente sapendo di mentire e non dice che in quel CDA il terzo membro era suo padre, quindi avevano due terzi del CDA. Acccettare compensi e benefit (la famosa alfa Romeo Stelvio da 60k che flexa quando parla di auto) ti rende più responsabile… nello stesso periodo i ricavi e i costi di you-ng sono cresciuti a dismisura e non ha mai smentito che quei ricavi erano connessi ad attività di comunicazione sui progetti finanziati con soldi pubblici (basta vedere nel periodo articoli sponsorizzati dalle aziende del Pappagallo). Andrebbe aperto il vaso di pandora
Suo padre, Sabato Milite, commercialista, era segretario nel medesimo CDA. Ed erano in tre, in quel CDA: loro due ed il sig. Pappagallo. Quindi parlerei di due terzi del CDA nella stessa famiglia. Non esattamente nelle mani di uno o dell’altro, ecco.
Vorrei sapere come si spiega l’autrice di questi articoli il fatto che, nonostante stia impegnandosi così tanto nel mettere in luce circostanze che a prima vista paiono essere a livello di gestione direi decisamente”opache”, e al contempo sia passato così tanto tempo dalla loro ipotetica emersione, non ci sia ancora la benché minima traccia di intervento da parte delle autorità competenti preposte a tale tipo di controllo, e se sussistesse il caso, comminare un’adeguata sanzione di tipo amministrativo/penale?
“Opache” lo sta dicendo lei. Io non l’ho affatto detto, non ho MAI accusato nessuno di alcun reato, né in questo articolo né nei precedenti. Non è in mio potere stabilirlo né, quindi, ipotizzare interventi dell’Autorità giudiziaria. Tant’è che infatti il PM ha chiesto l’archiviazione della denuncia che mi è stata fatta, non ritenendo vi fosse diffamazione.
IO ho sempre e solo parlato di scarsa lungimiranza imprenditoriale e generale competenza. Rientra nel mio diritto di critica.
Lei, piuttosto, le sblocco un ricordo eh… In questo stesso blog, in data 22 gennaio 2024, scriveva “Un punto secondo me fondamentale da chiarire riguarda i 200k euro ricevuti per le consulenze che Milite ha affermato di aver fatto in quel periodo. Per conto di quali aziende ha svolto quelle consulenze? Sono sempre quelle della galassia INSEM? Quelle per cui lui ha dichiarato più volte di non aver ricevuto alcun compenso come amministratore e che poi sono finite in liquidazione, pur avendo ricevuto cospicui fondi pubblici, agevolazioni finanziarie a vario titolo, e soprattutto crowlending, etc che non sono stati ripagati, in tutto od in parte?
Perché se è così allora il fatto di non aver ricevuto compenso come amministratore non significa che lui non abbia avuto alcun introito da quelle aziende che non hanno onorato i loro impegni nei confronti degli investitori e che per questo ora sono in difficoltà. Significa semplicemente che quegli introiti lui li ha ricevuti ma sono stati conseguiti usando altre “modalità”.
Le metto anche il link, nel caso volesse andare a rileggersi https://www.lopinionistascalza.it/2024/01/22/carmine-pappagallo-germano-milite-e-la-new-economy-di-insem-parte-2/
Commento, suo, al quale io rispondevo “Io davvero faccio fatica a comprendere COSA non sia CHIARO di “non si fanno ipotesi”.
Anche sti 200k euro in consulenze… dove sta scritto? O lo si dimostra o ciccia. E anche se le avesse fatte, nel momento in cui fossero fatturate (e quindi bisogna pure essere certi che siano state o meno fatturate), il problema, dal punto di vista legale, NON SI PONE.”.
Mi rendo conto che ora che è passato dall’altra parte della “barricata” le difetti la memoria, ma è sempre il caso di ricordarle che quello bannato da qui perchè rivolgeva accuse troppo pesanti e per nulla circostanziate a Milite è lei.
Eppure, come vede, si prova a riconcederle diritto di replica.
Ma guarda che le stesse identiche perplessità, non ho cambiato assolutamente idea a riguardo, nonostante tu voglia farmi passare per quello “che è passato dall’altra parte della “barricata””, gliele comunicai de visu allo stesso Milite in occasione del nostro “incontro” in quel di Milano. Non avendo elementi certi di una diretta responsabilità dolosa, si possono solo fare ipotesi a tal riguardo. Infatti le mie erano domande a cui possono dare risposta adeguata solo gli inquirenti. Non certamente noi da dietro lo schermo di un pc! Ed è proprio per questo che chiedevo anche a te se avevi una tua idea sul perché non si sia percorsa una certa strada. Almeno al momento pare essere così. Io ho solo smesso di indirizzare la mia attenzione su una faccenda che mi riguarda del tutto marginalmente (ti sembrerà incredibile ma ho altro di più importante da fare in vita mia che pensare in maniera ossessiva al sig. Milite ed alle sue “peripezie”!) anche perché ci sono stati dei comportamenti decisamente a mio modo di vedere poco corretti da parte di persone che almeno fino a quel momento godevano della mia fiducia, che in realtà sembrava mi volessero tirare in mezzo alla loro rissa virtuale in tutti i modi possibili immaginabili fregandosene di tutto e tutti. Nonostante io fin dall’inizio di questa vicenda misi ben in chiaro a tutti che volevo mettere dei paletti invalicabili che non avrei mai oltrepassato. Per cui, buono sì, cojone no! E se altri per questo si sono allora visti rovinati i loro piani…..beh francamente sono solo problemi loro!
Boh, mi pare una risposta raffazzonata. In cui fra l’altro si passa dal lei al tu senza alcuna motivazione. Veda lei eh, neanche io sono sono ossessionata con Milite. È il motivo, infatti, per cui l’ho bloccata già da due anni su Messenger e poi Facebook. Ogni santo giorno era lì a mandarmi screen e link su Milite, e hai visto cosa ha detto, e hai visto cosa ha fatto: una oggettiva rottura di scatole infinita.
Ne sto riparlando ora solo perché c’è una palese lite temeraria di mezzo, ma lui insiste con vergognosi attacchi, e quindi ok. Ma di mio sono due anni buoni che cerco di dimostrare che NON ME NE FREGA UNA BEATA MINKIA, al contrario di LEI che addirittura usa i fake a nome di sua figlia per andare a sbirciare, commentare e riportare. Che pena. Neanche la mia fosse l’unica pagina Facebook esistente. Prima era ossessionato da Milite, ora la sua nuova ossessione sono io.
Caselli, lei e Milite ancora non avete capito un fico.
A me “quel” post serviva per farla uscire allo scoperto. E ci è cascato in pieno. È venuto qui a dire che ha usato un fake, che lei screenshotta e lei ha interpretato e riportato. Si rende conto di come ci è cascato e che servizio mi ha reso ai fini di dimostrare che questo “signore” usa ogni mezzo per tormentarmi? Tant’è che infatti solo lei ed il “signore” vi siete riconosciuti in un post parecchio generico. Non a caso l’unico nome che ho fatto in quel post era quello del suo presunto fake: che lei ora mi ha confermato essere il suo. Ottimo.
Continuate così, che la mia avvocata si sta fregando le mani.
EDIT: aggiungo una cosa, Caselli. Io di sta storia sono stufa marcia. Si dia una regolata, perché altrimenti la denuncia arriva anche a lei. Come ha visto le faccio eccome, altro che non farle. La avverto che taluni suoi commenti, troppo offensivi, sono oscurati ma non cancellati. Restano qui in memoria per ogni necessità, soprattutto legale.
Ah, Caselli.
Lasci che le copincolli qualche cosa eh…
“Creare o utilizzare un profilo, un documento o un’identità fake non è sempre reato di per sé, ma diventa un illecito penale quando viene utilizzato per ingannare, truffare o danneggiare qualcuno”. Voleva danneggiarmi? Sì.Direi che è evidente.
“Le principali fattispecie di reato in Italia includono:Sostituzione di persona (art. 494 c.p.): Si configura quando si crea un profilo social usando il nome, le foto o le credenziali di un’altra persona (reale e inconsapevole) con l’intenzione di ingannare il prossimo o trarre un vantaggio”. E niente, ha usato il nome di sua figlia: per sua stessa ammissione nei commenti che ho salvato sul server di questo blog.
La saluto.
Credo che un’utente più ossessionato di tale Pier Caselli sia difficile da trovare in sta vicenda assurda! Da anni viene serenamente perculato e denigrato dal Milite e adesso? I fatti parlano chiaro! Io di casi umani ne ho conosciuti, ma così mai nella
mia vita. E ho 60 anni non 25!