Ven. Giu 14th, 2024

La vicenda di Chiara Ferragni ed il Pandoro Balocco ha sollevato un meritatissimo putiferio sull’influencer presunta beniamina della sinistra: nonché un tripudio di luoghi comuni sul tema della beneficenza.

Primo luogo comune: “fai del bene e non dirlo”.

E perché mai?

Se qualcuno ha un largo seguito e riesce normalmente a convincere la gente a comprarsi la qualunque, cosa c’è di male nel rendere pubblico che appoggia la tale associazione/raccolta fondi/ente benefico? Ben venga, anzi: mi sembra un modo nobilissimo di sfruttare la propria notorietà e lo spirito di emulazione dei propri fan.

Secondo luogo comune: un personaggio, più o meno famoso, il quale sponsorizza qualche causa, deve essere assolutamente convinto di quella causa e “disinteressato”.

Il che mi pare piuttosto ingenuo.

Escluso ovviamente che i soldi raccolti finiscano in tasca al VIP, anche a voler evitare un ritorno mediatico è chiaro che NON può essere così: spendersi pubblicamente per una qualunque opera umanitaria implica un ritorno d’immagine, è automatico. E quindi è ridicolo, oltre che impossibile, cercare di distinguere fra influencer/vip/artisti i quali ci tengono davvero alla ricerca sul cancro, e coloro ai quali non frega proprio nulla della Prevenzione Serena ma lo fanno solo perché hanno il loro prossimo disco/libro/spettacolo in uscita.

Quindi l‘unico e vero problema che il comune cittadino dovrebbe porsi è sulla veridicità e la trasparenza delle iniziative di beneficenza.

E tutta questa premessa mi riconduce ad una raccolta fondi di cui ho già parlato: il cui scopo, a mio parere, era semplicemente il ritorno d’immagine, per cui poca attenzione è stata dedicata a certi dettagli a garanzia della trasparenza.

Raccolta fondi la quale ha avuto dei nuovi recenti sviluppi: motivo per cui ne riparlo…

La scuola di Zanzibar di Sandro Torella.

Chi sia Sandro Torella ho già avuto modo di raccontarlo: sintetizzando si tratta di un attore romano di dubbia notorietà, assurto a piccolo/grande personaggio social durante la pandemia per le sue posizioni no-vax e le sue frequentazioni di piazze e locali in odor di estrema destra.

Fa spesso coppia con Andrea Colombini, un direttore d’orchestra di Lucca, ed insieme si distinguono per le scenette misogine, sessiste e complottare, innaffiate da qualche goccia di antisemitismo: il tutto gli vale sicuramente qualche spiccio, vista l’ossessiva richiesta di “stelle” durante le dirette su Facebook (NB. Una stella vale 0,01 dollari).

In un precedente articolo avevo già accennato, a grandi linee, alla sua raccolta fondi per la costruzione di una scuola a Zanzibar.

Ma andiamo con ordine e scendiamo nei dettagli…

Cronistoria ragionata della raccolta fondi.

  • Dicembre 2022/Gennaio 2023

Sandro Torella va a passare il Capodanno a Zanzibar, presumibilmente in compagnia della sua gentile consorte: corredando la sua vacanza con qualche immancabile diretta dalle spiagge, dal ristorante del resort e dalle capanne di un villaggio di poveretti.

E così, folgorato sulla via di Damasco, decide di aprire una raccolta fondi fra i suoi follower per costruire una scuola per i bambini di Zanzibar.

E quali erano le modalità con cui si svolgeva questa raccolta fondi?

Molto semplice: bastava fare un bonifico sul conto personale dello stesso Torella, specificando nella causale “Scuola Zanzibar”.

  • inizio Febbraio 2023

Su Facebook la sottoscritta, altre pagine (Disagio Universale, Il Clown Bugiardo) e con lei molti utenti, fanno notare a Sandro Torella due punti che sarebbe stato meglio correggere:

  1. Una raccolta fondi non andrebbe fatta sul proprio conto corrente personale.

Non è, intendiamoci, un obbligo di legge avere un conto dedicato solo alla raccolta, se a farla è un privato cittadino: sono solo le associazioni che devono averlo e sono obbligate anche a produrne una rendicontazione.

Per contro, però, se il privato cittadino non apre un conto a parte ma si fa fare i bonifici sul suo personale, nel momento in cui qualcuno volesse essere certo della cifra raccolta non avrebbe alcuno strumento a sua disposizione. Perché siccome i soldi finiscono su un conto privato, nemmeno chi ha donato ha diritto di sapere cosa è successo su quel conto, quali cifre sono entrate ed a che titolo: è un conto privato e personale, appunto.

Insomma l’utente Facebook che ha donato sul conto personale di Torella si deve fidare di Torella il quale dice “mi è arrivato tot”: si tratta, in buona sostanza, di correttezza etica e morale, non di legge.

Motivo per cui la sottoscritta ha chiesto perché non era stata scelta una qualunque piattaforma di fundraising, come GoFundme, la quale mostra subito bene in chiaro quanti soldi entrano: la risposta che ricevetti all’epoca la vedremo fra qualche riga.

    2. Ci vuole un progetto.

Vale a dire, quanti soldi servono? Perché ok, bellissima l’idea, ma si fa presto a dire “voglio costruire una scuola per i bimbi poveri di Zanzibar, datemi dei soldi”. Sì, ma quanti? Sai da dove partire, dove vuoi arrivare? Non è che ci si improvvisa ingegneri civili solo con le buone intenzioni. Costruire una scuola non è semplice né economico: e se uno non presenta un piano, un progetto, con una cifra “obiettivo” da raggiungere, allora potenzialmente la raccolta fondi può persino durare in eterno, tanto quando deve finire nessuno lo sa. 

Ed anche a questa seconda, insistente domanda, Sandro Torella rispose in maniera creativa.

Il progetto? C’è! Anzi no…

  • 15 Febbraio 2023

Incalzato dalle domande degli scettici (oltre che scettici pure pro-vax), pubblica questo post:

Nel quale dunque dice che il sindaco di Zanzibar è già al corrente, grazie all’opera del referente locale, tale Alì Baaba: il quale ha tutta l’aria di essere una guida turistica.

E nel video invita i malfidati come me a scrivere su Messenger ad Alì Baaba (scrivere su Messenger ad Alì Baaba, lo ripeto) per accertarsi sulla bontà dell’iniziativa e l’esistenza di un progetto serio ed affidabile.

  • 16 Febbraio 2023

24 ore dopo. Ci ripensa.

E produce un altro video.

Nel quale spiega, con linguaggio aulico, come si faccia la beneficenza e come sia inutile ed impossibile, in Africa, avere un progetto. E l’unica soluzione sia Alì.

Quindi ricapitolando: il 15 febbraio afferma che Alì è andato dal sindaco per farsi dare l’autorizzazione alla costruzione della scuola. E se è andato a chiedere un’autorizzazione avrà avuto uno straccio di progetto in mano no? Invitando tutti a contattare Alì su Messenger per chiedere conferma.

Il 16 febbraio afferma che Alì gli serve perché in Africa è impossibile anche solo pensare ad un progetto.

Le piattaforme di fundraising no, perché si fregano i soldi.

Ma andiamo avanti: Torella, nello stesso video del 16 Febbraio, spiega perché abbia scelto la strada del bonifico sul suo conto personale. E da questa non intenda recedere.

“La piattaforma s’incula i soldi”.

Beh, che le piattaforme di fundraising s’inculino i soldi non mi risulta: se no ci sarebbero già fior di articoli e proteste in materia! Nessuno di coloro che ha fatto raccolte fondi su queste piattaforme si è mai lamentato di non averli poi visti: io stessa ne ho fatta una per pagare un avvocato per una querela intimidatoria finita archiviata, ed i soldi mi sono arrivati.

Certo che queste piattaforme sono aziende: aziende le quali forniscono un servizio. Nella fattispecie si tratta di garantire sulla cifra raccolta, la quale è disponibile in tempo reale a tutti, elaborare le carte di credito ed effettuare poi i bonifici al beneficiario. E per questo servizio, quindi, si fanno pagare: non ci trovo nulla di male.

Per la precisione si prendono il 2,9% sul totale, più 0,30 centesimi a transazione: non è che stiamo parlando di cifre astronomiche eh.

Ma, soprattutto, fra i mille servizi che siti come GoFundMe forniscono, ve n’è uno importantissimo: controllano che la raccolta fondi abbia un senso, un minimo di credibilità e serietà.

E una raccolta fondi per costruire una “scuola a Zanzibar”, nel momento in cui non c’era un progetto, e quindi nemmeno un obiettivo finale fissato, non sarebbe stata approvata: da GoFundMe come da qualunque altro sito simile.

E Torella un progetto non ce l’aveva, a quanto sembra. Né ha mai sicuramente detto a quale cifra finale voleva arrivare: ha aperto la raccolta fondi e stop, tira a campà e vediamo che succede.

  • Estate 2023

La raccolta fondi per la scuola a Zanzibar sparisce dai radar. Il modulo sul sito di Torella non c’è più, lui non ne parla più da nessuna parte, non pubblica nemmeno più gli aggiornamenti sulla cifra che avrebbe raccolto.

L’ultimo post, in cui fa un estratto del suo conto sulla fiducia, risale al 22 Aprile 2023, aggiornato al 5 maggio: in cui ringrazia Anna ed Ida e ci dice che è arrivato a 7.567 euro.

  • 19 Settembre 2023

Dalla mia, ed altre pagine Facebook, iniziano a partire domande su che fine abbia fatto questa raccolta fondi.

Torella, insieme a Colombini, risponde con un video in cui, improvvisamente, spuntano i Missionari del Preziosissimo Sangue: insomma, sparito Alì, ora sono i Missionari che si occupano della faccenda.

Anzi, Alì è stato proprio scaricato: perché non ci si può fidare degli africani. Prima, nel video di febbraio, era affidabilissimo, perché bisogna avere contatti con gente “di là”. Ora, a settembre, la gente “di là” invece non è affidabile, e ci vogliono i Missionari.

E comunque con 8.000 euro Torella ci fa colazione: alla faccia degli operai che hanno donato.

  • 22 Settembre 2023.

Scrivo ai Missionari del Preziosissimo Sangue: i quali mi rispondono che non c’è alcun accordo con Torella.

Ultimi sviluppi: vale a dire il motivo per cui è stato scritto questo articolo.

  • 27 Novembre 2023

Pubblico un articolo, questo, in cui racconto a grandi linee la storia di questa raccolta fondi, e mostro la risposta poco lusinghiera dei Missionari qui sopra, che prima non avevo pubblicato.

  • 30 Novembre 2023 (tre giorni dopo il mio articolo)

Giusto giusto Torella appare in un video in compagnia di tale Don Paul Ndigi: nel quale dice che aveva già degli accordi con tale Don Terenzio, e dopodiché afferma che la cifra raccolta verrà devoluta non più per la costruzione di una scuola a Zanzibar (per la quale c’erano un progetto ed un’autorizzazione del sindaco, anzi no, il progetto non serve), bensì per la ristrutturazione di una scuola in Camerun.

A quanto ammonti la cifra non è chiarissimo: perché Torella si limita ad un vago “abbiamo superato gli 8500 euro”.

  • 29 Dicembre 2023

In un impeto di dimostrazione di buona fede, Torella si fa anche rilasciare da Don Paul Ndigi (attualmente vicario dei Missionari in una parrocchia di Sonnino)

una lettera di riconoscenza: nella quale Don Paul afferma di avere ricevuto la somma di 8.500 euro da Sandro Torella. E insomma, erano di più, aveva detto nel video, ma il bonifico lo fa di 8.500 tondi tondi.

  • Giorni immediatamente a seguire.

Scrivo a Don Paul: per fargli notare che l’IBAN riportato nella sua lettera è sbagliato. Lui mi risponde ammettendo l’errore MA SOPRATTUTTO allegandomi un PDF. 

Questo.

Si tratta dello stesso PDF che anche l’Economato dei Padri Missionari ha inoltrato ad altri utenti. E che Torella stesso ha esibito più volte sulla sua pagina Facebook.

Secondo Don Paul e l’Economato sarebbe la prova che il bonifico di 8.500 euro è stato fatto.

Ma, come si può notare dalla scritta in calce, questa NON è la ricevuta di un bonifico: bensì la ricevuta di un ORDINE di bonifico.

Datato 12 dicembre: vale a dire ben DUE settimane prima della lettera di riconoscimento di Don Paul.

PDF il quale non può che essere stato girato ai Missionari da Sandro Torella ed attesta solo di un bonifico ORDINATO il 12 Dicembre il quale può essere revocato entro 24 ore: cioè entro il 13 Dicembre.

E Torella questo lo sa benissimo: visto che è laureato in Economia e Commercio.

La ricevuta del bonifico davvero effettuato è producibile in brevissimo tempo: ed è stata chiesta sia a Torella che ai Padri Missionari.

E qui scatta l’inghippo.

Nessuno dei due è obbligato ad esibirla.

Torella perché si tratta di un movimento avvenuto sul suo conto personale. Ed i Padri Missionari idem: secondo le norme sulla privacy, non possono rendere note le donazioni effettuate dai privati cittadini.

Morale della favola…

Ad oggi, 9 Gennaio 2024, Torella la ricevuta del bonifico davvero effettuato non l’ha ancora mostrata: parla di un sacco di cose, ma non più di questa.

Nonostante si tratterebbe di questione di 5 minuti, la quale porrebbe fine a tutte le dicerie che lo hanno offeso: ed avrebbe anche convenienza a possederla, visto che potrebbe scaricare quella che risulta come una sua donazione personale dalla suadenuncia dei redditi, traendone così ulteriore vantaggio. Dice addirittura che siccome è una banca estera non c’è modo di avere altri riferimenti: ma se da un lato la banca è estera, dall’altro il conto su cui sono giunte le donazioni e da cui sarebbe partito il bonifico è della filiale italiana, l’IBAN inizia infatti per “IT”.

E Don Paul si è detto indignato per la polemica.

E la beneficenza, fatta con superficialità, si dimostra appunto un ottimo modo per avere un ritorno d’immagine: per vendere libri e staccare biglietti per gli spettacoli.

Di L'opinionista scalza

Scrivo perchè telefonare è troppo faticoso.

3 pensiero su “La beneficenza di Chiara Ferragni e Sandro Torella.”
  1. Anche io farò una richiesta fondi per una crociera per dei piccoli bimbi… i miei figli. Siccome sono minorenni mi tocca, con sommo sacrificio, accompagnarli.

  2. Lo stile Torella. Abbiamo nel tempo imparato a conoscerlo, dalle fake news distribuite a piene mani in tempo di covid alle imbarazzanti dirette con quell’altro soggettone di Lucca. Con questa gente si viaggia sempre rasoterra

  3. Io ammiro infinitamente chi si impegna nel cercare di smascherare questi cialtroni imbarazzanti e fatico a capire tutti quelli che, al contrario, aggrediscono chi ci prova (penso alla valanga di insulti ricevuti da Selvaggia Lucarelli su temi analoghi). Grazie, quindi, ottimo lavoro! (Ignoravo chi fosse Torella e credo mi dimenticherò di lui a brevissimo )

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