Sab. Mag 18th, 2024

Proseguo la mia analisi del caso Indi Gregory, partita con un precedente articolo in cui ho cercato di mettere in luce quanto questa storia s’inquadri in un panorama ben più ampio di propaganda politica e manipolazione via social, non riconducibile ad un semplice e banale “due genitori affranti che lottano per la vita della figlia”.

Lo faccio partendo da questo screen di un articolo di Vitanews dal titolo “Indi Gregory: stop ai supporti vitali. Lo stato decide ancora una volta per le vite degli altri” (tenete bene a mente quel “ancora una volta”)

Gli avvocati inglesi Bruno Quintavalle e Pavel Stroilov.

I quali, insieme all’italiano Simone Pillon, ed al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mantovano, affermano che la malattia da cui era affetta la bambina “merita di essere curata“: il che equivale a dire che è curabile.

Il che è una clamorosa bugia.

E sorvolo sull’incipit dell’articolo “Volge al termine la vicenda di Indi Gregory, la bambina gravemente disabile, che i medici e poi i giudici, andando contro la volontà dei genitori, hanno deciso di non curare più, perché è oscenamente manipolatorio, in modo colpevole e deliberato.

Ma vediamoli un po’, questi avvocati…

Bruno Quintavalle.

Bruno Quintavalle è un avvocato inglese di origini italiane, veneziane per la precisione: di nobili origini, aggiungo. La casata dei Quintavalle è estremamente antica e diffusa in Italia ed all’estero.

Sua madre è la contessa Josephine Quintavalle, vedova di Uberto Paolo Quintavalle, attore e scrittore, celebre per aver partecipato a “Salò, o Le 120 giornate di Sodoma“, di Pier Paolo Pasolini.

High society insomma.

Noti attivisti antiabortisti, nel 1996 hanno fondato in UK un partito: la ProLife Alliance.

I membri del ProLife Alliance erano per lo più cattolici fedeli alla Chiesa di Roma: ricordate la faccenda dello scisma di Enrico VIII da Roma nel 1534, il quale si fondò una sua chiesa anglicana d’Inghilterra per sposarsi Anna Bolena, di cui ho parlato nel primo articolo? Ecco, questi stanno ancora fermi là: al 1534.

Il partito non ottenne granché voti nelle elezioni del 1997 a cui immediatamente si presentò (intorno all’1%): con uno scarto percentuale interessante. Infatti la maggiore approvazione (1,5% barra 2) la ottenne in Scozia e Galles, e non in Inghilterra.

E qui mi tocca mettermi a fare per un attimo la maestrina… seguitemi, pare noioso ma non lo è.

Noi spesso siamo ignoranti, e chiamiamo “Inghilterra” tutto il Regno Unito.

Ma il Regno Unito consiste di 4 Stati (se no mica si chiamerebbe Regno Unito, ti pare?): Inghilterra (in cui c’è Londra), Scozia, Galles, ed Irlanda del Nord.

La regina da cui, nel 1534, Enrico VIII Re d’Inghilterra voleva divorziare per impalmare Anna Bolena, era la spagnola e cattolicissima, nonché fedele al Papa di Roma, Caterina d’Aragona.

E quando Enrico mandò a spigolare il Papa (il quale non gli permetteva di divorziare) per godere delle grazie di Anna, e si fondò la sua Chiesa (senza sacramento della confessione, coi preti che si sposano ed hanno persino figli), spedì Caterina in una specie di esilio. Un po’ qua ed un po’ là.

Son passati 500 e rotti anni e molti sta cosa non l’hanno ancora mandata giù: chest’é.

E su questo contano coloro i quali fondano partiti cristianissimi e bigotti in UK. I quali, come Josephine e Bruno, pigliano più voti in Galles e Scozia che in Inghilterra.

Perché?

Perché in Inghilterra Enrico VIII ed i suoi discendenti hanno seminato con cura, e ad oggi circa il 70% degli abitanti dell’Inghilterra non ritiene assolutamente discutibile il diritto all’aborto. Quindi va da sé che partiti come quello di Josephine e Bruno riescano a racimolare ben pochi voti.

Ma loro questo non sono riusciti ad accettarlo: ed hanno tentato in tutti i modi di forzare la situazione.

La causa alla BBC.

Nella perfida Albione sono infatti ancora oggi noti per aver trascinato in Tribunale, fino alla Camera dei Lord, nientemeno che la BBC.

Spiego…

Durante quella campagna elettorale del 1997 sottoposero all’emittente di Stato il loro spot televisivo: ma questa decise di non mandarlo in onda.

Il video mostrava (riporto le parole della Camera dei Lord) “i prodotti di un aborto per aspirazione: minuscoli arti, insanguinati e smembrati, una testa separata, la loro forma umana chiaramente riconoscibile. Ci sono alcune immagini che mostrano i risultati delle procedure intraprese per procurare un aborto in fasi successive… Penso che siano certamente inquietanti per qualsiasi persona di sensibilità ordinaria”.

Del video esiste oggi solo una versione censurata, con sommo disappunto di chi ha dovuto farlo e commenta nei titoli in sovrimpressione: la voce narrante originale partiva con “questo è il film sull’aborto che non vogliono vediate“. Praticamente la versione 1997 di “noncelodicono, condividi prima che censurino”.

Neanche a dirlo, l’accusa di Prolife Alliance alla BBC era di aver leso la loro libertà di parola. Ma persero: in virtù del Broadcasting Act del 1990, legge sulle trasmissioni televisive, la quale vieta contenuti contrari al buon gusto e la decenza.

La prima di molte sconfitte.

Nel 2004 ci riprovarono presentandosi alle elezioni europee, ma il risultato fu ben più che deludente: un misero 0.1%.

E così Josephine e Bruno sciolsero il partito. Ma tanto da fare ne avevano lo stesso…

Le fondazioni ed associazioni.

Josephine Quintavalle è infatti fondatrice, presidente, e tutto il resto, della CORE, ad esempio: Comment on Reproductive Ethics, attiva dal 1994.

Nel mirino della CORE non c’è l’aborto bensì la pratica della clonazione ai fini della ricerca scientifica e la fecondazione in vitro: non le piacciono manco quelle.

La cosa interessante è che Josephine è definita, e si autodefinisce, una femminista: ritenendo tutte queste pratiche una “tecnorapina” ai danni delle donne.

Questa ad esempio è un’intervista del 2015 che le è stata fatta da La Nuova Bussola Quotidiana, giornale di chiara estrazione cattolica.

Ed in quanto tale, in quanto femminista, ha goduto anche dell’appoggio del Partito Radicale: qui ad esempio c’è la registrazione, trasmessa da Radio Radicale, di un convegno del 2008, organizzato dal Ministero per la salute e le Politiche Sociali, in occasione dell’anniversario della nascita della prima bimba concepita in provetta.

Ministero di cui, all’epoca, era sottosegretaria Eugenia Roccella, attuale Ministro per la Famiglia nel governo Meloni, ex attivista pro aborto, nonché figlia di uno dei fondatori del Partito Radicale.

Suo figlio Bruno, invece…

Lui è il vicepresidente della “Tafida Raqeeb Foundation“, lanciata nel 2022, come testimonia questo articolo di Universitari per la Vita

Articolo nel quale gli universitari spiegano che lo scopo della fondazione è “raccogliere fondi per 25 milioni di sterline per costruire un Centro di Neuroriabilitazione Pediatrica nel Regno Unito”.

E fra i cui sostenitori spunta un nome noto…

Il sen. Pillon, l’avvocato italiano di riferimento di Indi Gregory: per il quale “la sofferenza non è una maledizione, ma ha un significato fondamentale“. Quale sia questo significato magari sarà forse in grado di spiegarcelo quando la fondazione avrà raccolto i 25 milioni di sterline per il centro di neuroriabilitazione.

Peraltro vorrei far notare agli Universitari per la Vita che i “chiropraticinon sono riconosciuti dalla scienza, si tratta della cosiddetta “medicina alternativa” di cui tanto ho parlato in questo blog: per cui portarli a testimonianza delle buone ragioni che la Tafida Raqeeb Foundation ha per chiedere ben 25 milioni di sterline non mi pare una grandissima idea.

E mi taccio sul fatto che alla Tafida siano tutti musulmani, se no si fa notte.

Ma giungiamo a bomba…

Il Christian Legal Centre e Pavel Stroilov.

Bruno Quintavalle non è solo il vicepresidente della Tafida etc etc. Ma è anche uno degli avvocati del Christian Legal Centre.

Vale a dire l’associazione che ha curato la causa di Indi Gregory.

Il Christian Legal Centre è una società privata no profit fondata da tale Andrea Rose Minichiello Williams: il quale si dichiara avvocato ma su Nearly Legal, una sorta di albo online degli avvocati britannici, non c’è.

Dico “sorta di albo” perché in UK esiste una distinzione: fra “lawyer” e “barrister”. Lawyer è un laureato in legge il quale può fornire consulenze, e solo quelle. Barrister è il vero e proprio avvocato che può portarti in tribunale. Il sito Nearly Legal (“quasi legale”) li raggruppa entrambi: e Williams non c’è.

Da dove arrivino i soldi per il Christian Legal Centre, oltre che naturalmente dalle donazioni, non è chiarissimo: ma emergono connessioni con un’organizzazione statunitense, la Alliance Defend Fund, una associazione di legali nota per l’avversione nei confronti di omosessuali e persone transgender, la quale è stata già segnalata per l’odio che diffonde dal Southern Law Poverty Centre (anch’essa associazione di legali, la quale si batte invece per i diritti civili).

PS lo so, sta diventando un casino, ma seguitemi ancora per un po’. Merita.

Ebbene, mentre Bruno Quintavalle è un vero barrister, cioè avvocato, il nostro caro Pavel Stroilov (che Dean Gregory, padre di Indi, diceva essere un suo legale) non pare proprio esserlo.

Eppure fa parte anche lui del Christian Legal Centre.

Pavel Stroilov.

Pavel Stroilov arriva dalla Russia, ed ha sta faccetta a metà fra Rasputin e Karl Marx, con gli occhiali di Schubert. 

A quanto pare non è un “barrister”, cioè un vero avvocato come Quintavalle. E, a dirla tutta, nemmeno un “lawyer” fatto e finito: è semplicemente uno studente di legge (avrà finito di studiare?).

Ce lo spiega molto bene il sito “Stop Fake” in un articolo dal titolo “Il curioso caso di Pavel Stroilov”.

Uno studente di legge, fanatico ed invasato, un povero illuso maligno, legato al Christian Legal Centre, che vorrebbe incriminare i dottori per omicidio, così veniva descritto.

Definito dal giudice nel caso Elfie Evansprofondamente deprimente per non dire altro“.

Dean Gregory, il padre di Indi, ha pensato che fosse il suo avvocato: con la benedizione di Bruno Quintavalle e Simone Pillon. I quali, perlomeno, lasciano che continui ad agire imperterrito nell’ambito delle loro associazioni.

Pavel Stroilov si dichiara dissidente russo, sostiene di aver portato documenti segreti del Cremlino in UK ed è anche autore di numerosi libri su presunti complotti, disponibili su Amazon: e la sua firma è, vedi il caso , sotto articoli pubblicati da quotidiani inglesi di estrema destra.

Ma non è finita…

Questo è un link di spiegazione del caso di Charlie Gard.

Quello di Charlie Gard è uno dei tantissimi casi di cui il Christian Legal Centre, insieme all’avv. Bruno Quintavalle (con la consulenza di Pavel Stroilov), si è occupato: sempre perdendo.

Charlie Gard era un bimbo nato nel 2016 a Londra. Affetto dalla stessa patologia mitocondriale incurabile di Indi Gregory.

E siccome per lui i medici e giudici inglesi presero la stessa decisione che è stata presa oggi per Indi, il Christian Legal Centre tentò la stessa strada che è stata tentata oggi: vale a dire quella della richiesta della cittadinanza italiana.

Che allora non venne ottenuta: ma oggi, chissà perché, con un governo di destra pareva ormai lì lì per arrivare.

Il tutto per sfuggire alla sanità inglese “nazista“, come la definisce Il Sussidiario, giornale online colmo di interviste a Josephine Quintavalle, femminista in UK.

Per finire…

Il Christian Legal Centre non ha curato solo i casi di Indi Gregory e Charlie Gard, ma molti altri.

Ad esempio ha difeso un insegnante, Joshua Sutcliff, il quale era stato licenziato perché aveva fatto affermazioni razziste ed islamofobiche (curioso che Bruno Quintavalle sia il vicepresidente di una associazione antiabortista musulmana no?).

E perorato le ragioni di Nigel e Sally Rowe, due genitori i quali sostenevano che il loro figlio aveva visto un compagno indossare un abito femminile e da ciò era rimasto “traumatizzato”.

Non ha praticamente mai vinto nessuna delle cause che ha affrontato.

Con buona pace dei donatori volontari.

Di L'opinionista scalza

Scrivo perchè telefonare è troppo faticoso.

2 pensiero su “Indi Gregory: i suoi avvocati Bruno Quintavalle e Pavel Stroilov. E l’attacco russo al cuore dell’Europa.”
  1. Gli integralisti islamici a questi integralisti cattolici non fanno neanche un baffo.
    Immagino che il loro prossimo grido di battaglia sarà ” Non lo fo per piacer mio, ma per dare figli a Dio”.
    Mi pare poi di capire che la sofferenza per loro rappresenti una opportunità: chissà che questa possibilità non venga loro concessa.

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