Sab. Mag 18th, 2024

Quando ho iniziato ad occuparmi di Annabella Alice Pozzoli, la psicologa fruttariana di Koh Panghan, non pensavo che questo viaggio mi avrebbe portata così lontano. Da lei sono infatti arrivata a Silvia Serena, la cuoca vegana della Svizzera insieme a Cinzia Virzì da Caltanissetta, e poi anche ad Antonio Gramegna, il Videomaker Fruttariano.

Ma di fatto quel che mi si è aperto attraverso la porta casuale di questi personaggi è un mondo che merita più di un approfondimento.

E quindi partiamo…

Detox e fissazione alla fase anale, direbbe Freud.

Analizzando bene tutte le farneticazioni di Annabella, Silvia, Cinzia, Antonio, ma non solo, di tutti i vari influencer/guru/rifugiati politici/terapeuti e, a cascata, i commenti dei loro seguaci, si riescono ad estrapolare alla fine due punti fermi. O fissazioni di partenza, chiamiamole come ci pare.

  • Detox.

Detox è la parola chiave. Per tutti questi autoproclamatisi esperti siamo tutti intossicati da qualcosa: a volte senza saperlo nemmeno (d’altronde, se lo sapessimo, a che servirebbero gli esperti?). Questo “qualcosa” racchiude molte cose: dalle sostanze chimiche dei farmaci (tutti i farmaci: la Tachipirina, il Monuril e pure le creme antibrufoli. Vaccini per primi, naturalmente) a quelle contenute nei cibi elaborati.

E sui cibi elaborati si potrebbe persino essere d’accordo. Solo che poi ci si spinge decisamente oltre, ed anche gli alimenti più naturali e salutari finiscono in una lista nera in cui si salva ben poco.

Se è infatti noto che chi decide di optare per un regime vegetariano deve integrare con delle proteine, le quali possono essere attinte con serenità dai legumi, in questa follia perversa del “detox” finiscono per essere additate come assassine pure le tenere lenticchie e gli innocui borlotti.

Questo, ad esempio, è il commento imbufalito di un utente all’indirizzo del Dott. Daniele Basta, un nutrizionista che su Facebook fa divulgazione sulla buona e corretta alimentazione.

E non a caso ho evidenziato la parte in cui l’utente accenna ai danni che, secondo lui, farebbero i legumi. Secondo ciò che gli hanno instillato i vari guru social, sarebbe meglio dire.

L’ho evidenziato perché ci porta dritti dritti al secondo grande punto fermo dei malcapitati sotto le grinfie dei tanti curatori del web senza diploma.

  • Il colon. Ovvero la mer…ehm.

“Tutto gira intorno al retto, entra pure se ti va, uouououououo”.

Sul serio, questi stanno tutti in fissa: un peto li manda nel panico, come piccoli chimici stanno chini sulla tazza del water ad analizzare con scrupolo maniacale consistenza, colore ed odore delle feci, un minimo di gonfiore addominale è fonte di mille domande angosciate.

Non scherzo: c’è un proliferare di siti e pagine, su questo tema, da far impallidire un albino. Provate a cercare “poop better” (ehm… caca meglio) su Google e mi direte.

Quindi ricapitolando… se ciò che mangiamo, anche la cosa apparentemente più innocente come i fagiolini, ci intossica, se la pancetta che tira un po’ è la spia di una prossima dipartita, se è il cibo a governare tutto, ed il modo per stabilire se stiamo bene o male è vivisezionare i propri escrementi, che fare per rimediare quando questi non appaiono come dovrebbero?

Semplice.

Sciacquare l’intestino.

Come una camicia: è sporca, che faccio? La lavo no? E allora perché non lavare l’intestino?

Signori, benvenuti nel grande mondo della “Gravity Colon Therapy“, altrimenti detta idrocolonterapia. Un fottio di siti, santoni e santone, operatori “sanitari” i quali passano le giornate a spiegare come installarsi l’attrezzatura a casa, come effettuare l’operazione, quanto spesso, come analizzare i risultati. E, naturalmente, che te la vendono, l’attrezzatura. Per la gioia pure degli idraulici i quali vengono ad installartela a casa scuotendo la testa quando escono.

Sono ovunque, e di ogni nazionalità: Facebook, Tiktok, Instagram, persino Pinterest; italiani, americani, polacchi, dell’estremo oriente. Un business planetario.

Che poi, a pensarci bene, a che serve lavare compulsivamente il colon?

Voglio dire… Se io mangio qualcosa che non dovrei mangiare, che mi fa male, l’assimilazione di quel qualcosa avviene molto più su, a livello dello stomaco (te lo insegnano alle elementari questo): quando è arrivato nell’intestino è già bell’e che assorbito, quelle sono solo le scorie, gli scarti di lavorazione. Con un minimo, ma decisamente inferiore, di assorbimento. Il danno (ipotetico) è già fatto. Cioé, è un po’ come chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi. Ma vabbè, andiamo avanti…

Ha un’origine, questa idea bislacca che dallo sfintere dipenda tutto, ma proprio tutto tutto, e quindi dandogli una sciacquata si possa campare in eterno?

Sì.

E risale a parecchio tempo fa, più di un secolo.

Arnold Ehret e l’eheretismo.

Il signore in foto si chiamava Arnold Ehret, e nacque a Friburgo nel 1866. Curiosamente morì ben lontano dall’Europa: a Los Angeles, nel 1922.

Dico curiosamente perché se Ehret è il primo, il fondatore di questo filone, è poi esattamente negli Stati Uniti che troviamo l’attuale grande guru fuffaro il quale ne sta ricalcando le orme. Quel Dr. Morse di cui ho parlato nel primo articolo. Un impero da milioni e milioni di dollari di fatturato grazie alla vendita di erbette inutili e “protocolli” pericolosi per la salute che va avanti da 50 anni, un sito ufficiale, un canale Youtube ed ovviamente pure una TV online. Con le solite parole che solleticano l’utente medio: “non censurato” e “verità“. Associate a “salute” e “vitalità“.

Non a caso Morse è citatissimo dalla Pozzoli ed altri, mentre il libro di Ehret è fra i consigli per gli acquisti nel sito di Silvia Serena.

Insieme agli onnipresenti Profezia di Celestino, The Key, un inquietante “Nutrirsi di Luce” ed un molto più prosaico “Leader di te stesso: Come sfruttare al meglio il tuo potenziale per migliorare la qualità della tua vita personale e professionale“. Esseri di luce, sì, ma le bollette tocca pur pagarle.

Ebbene, chi era Ehret e cosa diceva?

Innanzitutto non era un medico. Aveva studiato disegno, pensa te: era un professore di disegno.

Nel 1897 gli venne diagnosticata la malattia di Bright, una patologia dei reni che colpisce spesso i malati di diabete e può provocare emorragie, convulsioni, cecità e coma.

E la diagnosi fu terribile. Ehret si recò da ben 24 (ventiquattro) medici, ma tutti gli dissero la stessa cosa: incurabile. Del resto ancora oggi, nel 2023, non sono stati fatti grandi passi avanti in materia.

Ricapitoliamo…diabete, quindi alimentazione, 24 medici che non lasciano speranze… ci siamo?

Ci sta che Ehret, mi metto nei suoi panni, non abbia accettato a cuor leggero la faccenda e si sia impegnato per trovarsi da sé una cura.

Sicché si mise in testa che il digiuno era la chiave (se il cibo, il processarlo attraverso lo stomaco, i reni, era un problema, a quel punto perché non evitarlo?). Ed entrò nel turbine delle varie teorie della scienza medica dell’epoca, la quale procedeva per tentativi, ed era ancora parecchio schiava degli alchimisti medioevali, e pure della Chiesa: e quindi giù di corsi di chimica all’Università ma anche di passione per la cura magnetica e per il cristianesimo scientista. Fino ad approdare anche al fruttarianesimo.

Insomma un guazzabuglio di roba per cercare di trovare una soluzione alla diagnosi senza appello di 24 medici.

E quindi Ehret ad una certa si convinse che il problema era il muco. Che la chiave per verificare se stava bene o male era controllare quello.

Il muco intestinale.

E qui occorre una parentesi scientifica

Le pareti del nostro intestino hanno bisogno di essere lubrificate, lo sono naturalmente: se no le feci non riuscirebbero a scivolare. Perciò una certa quantità di muco non solo è normale, ma è anche indice di buona salute, che tutto sta funzionando bene (mamma mia, che discorsi di mer… che mi tocca fare in sto articolo).

Di norma questo muco è trasparente, praticamente non si nota. Ma a volte può essere un po’ più giallognolo, o bianco: e quindi più visibile. Senza che ciò significhi nulla: è solo più visibile.

Ma qui scatta l’allarme.

Perché siccome il muco evidente (MA costante, magari con febbre, e cambiamenti dell’attività intestinale) può anche essere la spia di alcune malattie (ma ci vuole un medico, per stabilirlo, non la Sora Cesira di Facebook in videochiamata. Nè tantomeno possiamo stabilirlo da soli chinati sul cesso la mattina alle 6), Ehret giunse alla conclusione che sto muco non deve esserci.

Del tutto.

Eccola, la famosa “dieta senza muco” di Ehret.

Ed ecco quindi che, per non avere il muco, si deve, sempre secondo Ehret, nutrirsi di sola frutta. Capiamolo: stava cercando una via d’uscita.

Ed i suoi seguaci moderni ci hanno aggiunto anche il lavaggio dell’intestino: con annessa tutta l’attrezzatura che vendono. La quale non guasta al portafoglio.

Con tanto di sito tutto dedicato alle teorie dello scienziato incompreso in cui se ne trovano davvero di ogni : dall’Ayurvedica alle ipotesi che da anni ci dilaniano, tipo “Il clistere serve o non serve contro il Covid19?”. Giuro, c’è un articolo in merito: in cui, ovviamente, la pandemia viene definita “presunta“.

E di nuovo, però, torniamo al controsenso di questa pratica di eliminazione del muco: perché ipotizzando pure (ipotizzando eh) che il muco sia la spia di un malessere, di una cattiva alimentazione, non è che ficcandosi una centrifuga nel culo per eliminarlo (perdonatemi, ma quando ci vuole ci vuole), ho eliminato il problema. Il muco ormai si è formato, quindi ho solo nascosto la polvere sotto il tappeto.

Senza contare che, di fatto, con tutti questi lavaggi, ho praticamente distrutto la flora intestinale, sciacquandola via: ho reso il mio intestino una landa desolata ed asfittica.

Si chiama disbiosi intestinale, per la precisione: ed i sintomi sono stitichezza o diarrea, nausea, grande stanchezza e forti mal di testa.

Esattamente gli stessi sintomi che accusava Cinzia Virzì, una delle follower di questi presunti curatori, quando andò nella clinica del Montenegro del Dott. Filonov a sottoporsi a digiuno inoltrato: reduce da numerosi periodi di “detox” a suo dire falliti, contornati da ettolitri di acqua sparati nell’intestino per togliere il pericolosissimo muco.

Il video è uno dei numerosi presenti sul canale YouTube “Health Universe”, palesemente gestito da russi, in cui splendide giovani donne che potrebbero serenamente sfilare alla settimana della moda si alternano a video come quello di Cinzia, in cui normali cittadini spiegano con un filo di voce quanto siano contenti di essere andati in Montenegro dal dott. Filonov.

Mi riprometto sempre di aver finito, ed invece la storia continua: devo ancora spiegare bene cos’altro dica la scienza e, soprattutto, cosa dica la legge.

Al prossimo articolo.

Di L'opinionista scalza

Scrivo perchè telefonare è troppo faticoso.

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