Dicembre 4, 2022

La pandemia Covid, iniziata a fine 2019, pare (si spera) essere giunta a termine: o perlomeno la pressione mediatica e psicologica in materia si è fatta meno opprimente.

E quindi è tempo di bilanci.

Cos’è accaduto, in questi due anni?

Partiamo dall’inizio…

Il panico e la confusione.

Quando giunsero le prime notizie relative a questa misteriosa malattia, la quale pareva nulla più che una forma influenzale particolarmente virulenta, non ci siamo preoccupati: ammettiamolo. Era qualcosa di lontano che avveniva laggiù, in Cina: ed al massimo poteva colpire chi andava in Cina, o chi entrava in contatto con persone giunte da là.

Come Mattia Maestri, il cosiddetto “paziente 1” di Codogno: poi indagato per epidemia colposa.

Foto “Il Riformista”.

Procedimento archiviato, grazie al cielo: ma nel frattempo il sig. Maestri ha perso il padre. E nessuno potrà mai ripagarlo né di questo (soprattutto) né del mal di pancia subito a causa di quel procedimento.

Dopodiché è giunto il primo lockdown, e fin lì ancora tutto bene: tutti sui balconi a cantare l’inno d’Italia ogni sera alle 18 accompagnandosi con pentole e coperchi, le ferie inattese ed i bambini a casa. Un piccolo sacrificio neanche tanto sgradito: pareva di stare alla finale dei Mondiali, solo con il dettaglio stridente delle sirene delle ambulanze in sottofondo. 

Foto “La Voce Apuana”

E poi? Cos’è successo?

È successo che non era affatto finita. Anzi, era solo l’inizio.

Passata l’orgia collettiva dei concertini dal balcone non c’è stato il “liberi tutti”: i telegiornali continuavano a bombardare quotidianamente con i loro bollettini di morti crescenti, di ospedali sempre più al collasso, di necessità di nuovi stop alle attività lavorative.

Di situazione fuori controllo.

La paura e la negazione.

Li abbiamo chiamati “negazionisti“, quelli che non credevano al Covid: quelli che ad un certo punto hanno addirittura pensato che il corteo delle bare di Bergamo fosse una finzione. Come il figlio di Enrico Montesano, Tommaso, giornalista di Libero.

La psicologia conosce un termine più specifico: si chiama “evitamento“. Quando qualcosa crea ansia l’individuo può mettere in atto una strategia difensiva (ed adattativa) che aggira l’ostacolo. Come? Semplicemente evitandolo. Negare l’esistenza del virus ha rappresentato, per molti, la difesa dalla paura che la pandemia incuteva: paura della morte di se stessi e dei propri cari, paura della rovina economica, o più banalmente paura di non poter mai più tornare a ballare in discoteca.

Ognuno ha le sue paure. 

Sul meccanismo della paura, se ci pensiamo bene, si basano la superstizione così come molte religioni: crediamo in un dio le cui regole dobbiamo rispettare per paura che la nostra anima patirà in eterno le pene dell’Inferno, così come crediamo che se un chilo di sale non si scioglie nell’acqua qualcuno ci ha fatto il malocchio. E paghiamo perché qualcun altro ci liberi da quel malocchio.

Foto “La Repubblica”

Paghiamo. Sul meccanismo della paura si basa infatti un giro d’affari di proporzioni gigantesche: facciamo donazioni, mettiamo la monetina nel cestello che gira durante la funzione ed apriamo il portafoglio ai maghi, per sfuggire alla paura.

E così è stato per il negazionismo del Covid: chi non riusciva a reggere l’impatto con la situazione confusa e spaventosa, con il silenzio rotto solo dalle sirene e con le cifre di morti sciorinate in televisione e sui giornali, si è visto offrire l’occasione di negare esistesse una pandemia. L’occasione di evitare la propria paura.

Chi, gliel’ha offerta, quest’occasione? E dove?

La negazione corre sui social.

Molti, anzi direi la maggior parte, dei nomi che farò in questo articolo, con i richiami agli articoli che su di loro ho scritto in questi due anni scarsi, sono del tutto sconosciuti al grande pubblico.

Non sono finiti in televisione, dalla Rai a La 7 (ma neppure Radio Bitonto Libera): non ne hanno parlato Repubblica, La Stampa, il Corriere della Sera. Giusto solo Open sul web e Massimo Giletti in TV hanno qualche volta dato loro spazio: prendendosi sonore legnate moraliste (“ma come? Bisogna ignorarli!!! È robaccia che non deve arrivare al grande pubblico!!!).

Erano (e sono) tutti su Internet: Facebook, Twitter, Instagram, Telegram, VK e siti su siti.

Si è trattato forse di una scelta editoriale ben precisa: lasciare spazio solo alle notizie certe, ai dati scientifici incontrovertibili. Forse pensando che così si sarebbe riusciti ad arginare la marea montante di fake news. “Non ne parliamo, non ci sforziamo neppure di smentire le innumerevoli idiozie: così dimostriamo che non sono nemmeno degne di attenzione”. Una sorta di delegittimazione tacita.

Invece il risultato è stato quello opposto.

I diffusori del “dubbio, delle ipotesi alternative” (se non delle vere e proprie fake spacciate per oro colato) hanno colto al balzo l’occasione e rigirato a loro favore questa linea strategica.

I “grandi” dell’informazione non parlano di ciò che raccontiamo noi? Non dicono che non esiste alcun virus, che non c’è nulla da temere perché è solo una banale influenza, non dicono che nei vaccini ci sono il grafene ed i feti morti, che i vaccini sono parte di un grande piano per sterminare la popolazione mondiale? E allora è vero! Non lo dicono perché sono verità scomode, che diciamo solo noi che stiamo sul web, e non alla televisione o sui giornali.

È la teoria la quale prevede esista un cosiddetto “mainstream” (televisioni e giornali “ufficiali”) il quale nasconderebbe “la verità”. Lo slogan che alla fine è stato il leit motiv di molte manifestazioni no-vax e no-GP: “giornalista terrorista”.

Tutto ciò, unito all’inevitabile politica che ci si è messa di mezzo, è sfociato nell’assalto alla sede CGIL di Roma del 9 ottobre 2021.

Foto SkyTG24 e Ansa

Assalto che ha condotto all’arresto pressocché immediato prima di Fiore e Castellino, punte di diamante di Forza Nuova, già noti sia alle aule di Tribunale che alle grandi testate giornalistiche, e solo poi di Nicola Franzoni.

E Nicola Franzoni no, non lo conosceva quasi nessuno invece: il personaggio di Nicola Franzoni è nato ed è cresciuto sul web. Franzoni non ha fatto nient’altro che cavalcare un movimento d’opinione (a volte dichiaratamente fascista) basato sulla negazione della gravità della pandemia: il quale si è sviluppato sul web.

Tutto sul web.

Un movimento d’opinione il quale ha anche generato un flusso enorme di denaro.

Il business della pandemia.

Rozkol, “It wants you”.

  • Soldi per la libera informazione (o controinformazione) no mainstream.
  • Soldi per gli avvocati o giuristi in generale.

Per poter intentare cause a Norimberga contro la lesione dei diritti umani, in primis quello alla libertà di circolare ed uscire di casa, come nel caso dell’avv. Luca Di Carlo sostenuto da un gruppo di simpatizzanti che per tale causa raccoglievano fondi volontari; oppure per scaricare moduli di opposizione all’obbligo di mascherina o contro le multe comminate a chi non rispettava le regole, come nel caso dell’associazione L’Eretico, fondata dal prof. Tarro, il magistrato Giorgianni ed il dott. Bacco.

  • Soldi per le associazioni sorte come funghi. Alcune realmente esistenti, altre no.

Le associazioni che vedono la pandemia come una colossale bugia (o esagerazione) progettata per impedire il trionfo di Trump (da “Noi con Trump” di un ex attivista 5 Stelle a “Il sogno americano” di Gigi Morello), oppure quelle create per aiutare i bambini vessati dalla mascherina ed in generale tutti coloro in cerca di cure alternative (come nel caso della ONLUS della sig.ra Maura Granelli), per citarne alcune.

  • Soldi ricavati da nuovi social in cui poter esprimere liberamente le proprie tesi scientifiche e politiche.

Come è il caso di Sfero.

  • Soldi per creare nuovi partiti mai sorti.

Come Onda Popolare di Nicola Franzoni, che vantava addirittura 10mila iscritti prima ancora di nascere.

Ed infine la candidature politiche di molteplici personaggi emersi dal panorama cosiddetto negazionista.

Andrea Colombini, diffusore di un elenco (con nome, cognome ed indirizzo) di medici secondo lui “pagati da Big Pharma”, con tanto di cifra percepita.

Fra i nomi spicca quello di Enrico Montesano, tornato alla ribalta su Facebook e Telegram scagliandosi contro il GP.

Il dott. Mariano Amici, già in passato sindaco di Ardea e protagonista, all’epoca, di una vicenda piuttosto esemplare.

 

Mille medici per la Costituzione ed anche Mille avvocati, sempre per la Costituzione.

Una lotta senza quartiere: tutta sul web.

Ed è forse alla mole di interessi, economici e politici, che il fronte “negazionista” e “No Green Pass” ha smosso, che si deve la chiara ed evidente guerra fin da subito dichiarata contro coloro che non erano della stessa idea.

Soprattutto contro coloro i quali contestavano la veridicità delle tesi, spesso bizzarre, esposte da taluni personaggi: personaggi i quali, altrettanto spesso, si rivelano anche niente affatto limpidi nei loro curriculum e nelle loro decantate qualifiche. 

Ad esempio il Dott. Stefano Montanari

il quale si autodefinisce “nanopatologo”, qualifica inesistente, ed è per di più null’altro che un laureato in Farmacia. Star indiscussa del movimento no-vax, citato in ogni pagina Facebook o canale Telegram, nonché ospite assiduo, insieme a sua moglie, della web TV per eccellenza della controinformazione: Byoblu di Claudio Messora.

Il Dott. Montanari, per la sua instancabile opera, è stato ufficialmente denunciato da Patto per la Scienza: nel frattempo lui ha aperto un account su Sfero, il social alternativo che ho citato più su, in cui sponsorizza i suoi integratori per aumentare le difese immunitarie.

Lo stesso genere di articolo che si può trovare in vendita anche sul sito di Byoblu: la quale fa un po’ di tutto insomma, dalla web TV sostenuta dalle donazioni e la casa editrice, fino alla parafarmacia online.

E insomma, dicevo, forse per questo fin da subito in molti hanno puntato apertamente il dito contro gli oppositori: con toni più melliflui, come quelli di Silver Nervuti, un canale Youtube da 103mila iscritti

il quale, in questo video del 3 maggio 2021 intitolato “Odiatori seriali” (qui il link nel caso da smartphone non partisse https://www.youtube.com/watch?v=1yCmU_dCa5U&ab_channel=SilverNervuti), stilava un preciso elenco dei maggiori gruppi Facebook frequentati da utenti favorevoli alla vaccinazione: utenti che non pensavano affatto che il virus non fosse pericoloso, non esistesse o che le bare di Bergamo fossero vuote.

Definendoli appunto “odiatori” invitava, di fatto, ad odiare chi invece si batteva contro la disinformazione?

Così come fa Max Massimi, titolare anche lui di una pagina Facebook ed un canale Telegram, e presente sul palco di Roma il 9 ottobre 2021

Da sx a dx. Maurizio Pinto/Angelo Giorgianni, magistrato fra i fondatori dell’Eretico, poi sospeso/Max Massimi

Il quale, in questo video, spiega bene ai suoi follower, pungolandoli e strigliandoli, cosa debbano fare per mettere a tacere le voci contrarie alla sua: segnalare, in massa. Poi farà tutto l’algoritmo: il quale, di fronte ad un numero elevato di segnalazioni, agisce. A prescindere dal contenuto.

Oppure toni decisamente più accesi, apertamente violenti: come quelli di Matteo Gracis, giornalista titolare di una pagina Facebook e di molti siti. Uno dei quali dedito alla lotta alle fake news, con relativa raccolta fondi.

Il quale, esattamente nei giorni in cui la folla ormai inferocita da cotanta propaganda social si preparava ad assaltare la CIGL, tuonava così dai microfoni di Byoblu. Con l’approvazione del Direttore responsabile di rete Virginia Camerieri. Si ringrazia Il Premio Nobbile per il video.

 

La strategia della tensione: la calunnia, l’intimidazione, l’odio ed il sessismo che non avete visto.

Cosa succede se provi a pensarla diversamente da tutti questi nuovi guru della comunicazione social?

Succede che finisci nel mirino: anche a rischio della vita. Anche se sei solo un semplice utente.

Come accade ad esempio a tutti coloro che commentano su Facebook ed il cui profilo viene salvato e pubblicato su un gruppo Telegram privato dei cosiddetti “V_V”, gli antivaccinisti estremi: quelli che sono andati a tagliare le gomme alle auto dei sanitari ed imbrattare gli hub vaccinali.

Vere e proprie foto segnaletiche.

Se poi sei una che si spende un po’di più, come me che ho aperto un blog e da più di un anno navigo a vista in questo acquitrino social di cui il “mainstream” non parla mai, o quasi (fatto salvo un servizio dell’ANSA per cui ringrazio Cecilia Ferrara) succede che…

  • “Nonna Maura”, al secolo Maura Granelli, dopo aver diramato un video in cui mostra una bambina con le guance palesemente troppo rosse definendoli “danni da mascherina”, dopo aver sbandierato una Onlus mai esistita, dopo essere stata di fianco a Nicola Franzoni ed altri sul palco del 9 ottobre

poichè era stata definita, sempre sul web, fra i soci fondatori del suo partito

mi promette di ridurmi sul lastrico per i miei articoli. Così come molti altri: le promesse di querela sono all’ordine del giorno, sul web.

 

  • Tommaso Rossini, un barese con precedenti penali per bancarotta fraudolenta, il quale da due anni si spaccia per avvocato (ora di Trump, ora di Putin), sempre sui social, e nella totale indifferenza degli stessi social e della giustizia, nonostante sia attualmente sotto processo presso il Tribunale di Bari per “resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio, occultamento di prove”, più una querela per diffamazione e, in conseguenza di tutto ciò, abbia l’obbligo di firma, mi dedica video su video di questo tenore. Nonostante non sappia chi io sia.

Calunnie che gli servono per convincere gli utenti a donare denaro alle sue associazioni che spaccia per gemellate con la Russia di Putin. Calunnie che vengono ripetute da quegli stessi utenti sotto altre pagine ed approdano poi su altri canali.

  • come quello di Alex Pinto, al secolo Antonio Pinto. Il quale a sua volta sponsorizzava Nicola Franzoni, tant’è che al momento ha a suo carico un procedimento penale per istigazione ad infrangere le leggi e manifestazione non autorizzata. Più due querele per diffamazione. Anche lui, nonostante ciò, continua ad agire sul web definito “giornalista” da Rossini e chiedendo donazioni per le fake news che diffonde. E dicendo di me questo: nonostante anche lui non sappia chi io sia.

Questo invece è uno dei tanti post di Pinto sul suo canale Telegram: quella in foto sono io, fotogrammi tratti da un video.

E tutto ciò conduce, in finale, a foto segnaletiche con nome e cognome di perfette innocenti che follower vari e membri del partito di Franzoni, Fronte di Liberazione Nazionale, pensano possa essere io:

O a foto porno dai fedelissimi sempre di Franzoni, in questo caso Giovanni, suo autista di molte scorribande, il quale prima sul canale Telegram di Alex Pinto dice che mi si dovrà “purgare”

e poi viene sul mio a spiegarmi per immagini cosa intende per “purga”

E la testa calda c’è sempre: come ad esempio “Giustino Modo“. Di cui non sapremo probabilmente mai il nome, forse è un dj sardo che si chiama Marco: di sicuro è un convinto no-vax anche lui, e quando è finito sul canale di Alex Pinto ha letto ed ascoltato tutto ciò che questo tizio andava raccontando su di me ed ha confezionato un video musicale

Il testo della canzone diceva più o meno: “puttana, ora pagherai col sangue, sei la mia nemica“.

La chiusura del cerchio.

È esattamente sul profilo di Giustino che ho trovato quel video di Silver Nervuti che ho postato all’inizio di questo articolo: quello su coloro favorevoli al vaccino definiti da Nervuti, 100k follower,  “Odiatori seriali”.

Ed ho trovato anche questo, creato anche questo da Giustino: probabilmente ispirato dai personaggi web che lui segue ed osanna.

È la pandemia vista da Internet baby: non è arrivata nelle piazze per caso.

Ed ora tutti questi no-vax sono diventati no Ucraina e pro Putin.

1 thought on “La pandemia delle fake news e dell’odio.

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