Dicembre 4, 2022

Alan Paul Panassiti: l’onestà dei blogger.

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Nei precedenti articoli mi sono occupata, con dovizia di particolari, di Nunzia Schilirò. Con un primo pezzo, ed un secondo.

E, siccome non tutto merita un articolo (o non sempre ho il tempo di mettermi a crearlo), il 19 novembre 2021 ho scritto anche un post sulla mia pagina Fb, relativo alla raccolta fondi che la Schilirò ha fatto nel corso della sua manifestazione di Firenze del 14 Novembre.

È accaduto che il 22 novembre 2021 qualcuno mi abbia segnalato un articolo di Next Quotidiano, contenente inoltre i tweet del 21 di un tale Alan Paul Panassiti, dicendomi “ma questa è roba tua!!!”.

Screen dell’articolo di Next Quotidiano.

Così sono andata a guardare: e sono rimasta prima perplessa, poi basita, e poi hanno iniziato a girarmi.

Il mio post del 19.

I tweet di Alan del 21…

Insomma il buon blogger (o giornalista, poi vedremo) ha preso il mio post, l’ha smembrato in 4 tweet, e poi si è beato della citazione di Next Quotidiano che lo fa passare per intelligente reporter investigativo (voglio sperare che l’articolo, non essendo firmato non lo so, non sia suo che si autocita: perchè se no magari vuol dire che ci ha pure acchiappato qualche spiccio). Così sono piombata, piuttosto innervosita, sul profilo Twitter di Alan a chiedere spiegazioni.

E ne ho ricavato, in sequenza, queste risposte…

  • Prima risposta: gliel’ha girato qualcuno dicendo che era suo, ma imponendogli di non citare la fonte. Insomma il furbone ladro è un’altra persona. La quale però non vuole essere citata (cioè ruba, ma non si vuol prendere il merito: un ladro onesto).
  • Seconda risposta: non ha mai detto fosse una sua inchiesta. Eppure io non trovo traccia del fatto che abbia sottolineato questo: pure se, mettiamo, qualcuno avesse fatto il furbo al posto suo, non c’è scritto da nessuna parte. Tant’è che infatti Next Quotidiano rende merito a lui.

  • Terza risposta: mi fa i complimenti e, soprattutto, la butta sul familiare. Dai, siamo dalla stessa parte, non farla lunga (stica, pensa se eravamo nemici che facevi…)
  • Quarta risposta: insiste che non ha mai detto fosse sua. Vale la confutazione di prima: non c’è traccia abbia mai precisato non sia sua. E conclude con un bel “faccio quello che mi pare”. Perchè non lo pagano. Ah, quindi la correttezza è dovuta solo se ti pagano? Curioso concetto di cosa sia la correttezza.

Ma il bello viene qui: ed è qui, che casca l’asino, caro Alan. Crolla tutto il castello con l’ultimo tweet (e moltissima di sta roba, puff, sparita, non si trova più)

Il tweet è lo screen del mio post condiviso sul gruppo privato FB La Fiera del Disagio. Riserva

Ora, Alan, faccio come ho fatto nel post con le fan della Schilirò, e dico “ragioniamo insieme”…

Se il mio post è del 19 Novembre, ed è stato pubblicato (anzi, l’avete pubblicato: perchè tu scrivi così eh, al plurale… “Siamo così bastardi che pure nel gruppo Fb l’abbiamo postata col tuo nome”: come a dire “ti abbiamo reso merito, sei in torto marcio”) il 20, mi fai capire com’è che il 21 tu pubblichi i tweet del post senza sapere che l’autore era un’altra blogger come te e l’inchiesta era sua? Ma invece avresti ricevuto una “segnalazione” di qualcuno che faceva il furbo, prendeva tutto e però ti diceva di non rivelare la fonte?

Anche perchè questo Vincenzo Capilungo che condivide il mio post pare saperlo molto bene, chi sono, e condividermi spesso: dubito nel gruppo non si sappia che esisto e cosa faccio (anzi, mi fai i complimenti anche tu: vedi, pure questo non torna).

E finiamo con il tuo ultimo tweet, quello che hai pubblicato dopo avermi bloccata: quello è rimasto invece… Da leggere con attenzione: un capolavoro di ipocrisia.

Alan Paul Panassiti… Per cortesia eh…

A parte che tu non hai “copiato”: tu hai proprio rubato, è ben diverso.

Beandoti della visibilità su Next Quotidiano: la tua. Perchè a me non ne hai data proprio. Te lo ribadisco eh: questo non è dare visibilità agli altri per la “causa”.

E per quanto riguarda le querele, facci il piacere, molla con il piagnisteo: perchè sia tu che io sappiamo benissimo che, nel caso qualcuno volesse davvero far partire una querela, non c’è nick o pseudonimo che tenga.

Il “nome d’arte” lo si usa per tutelare un minimo la privacy e mettersi al riparo dalle incursioni sotto casa di qualche esaltato violento che vuole difendere i suoi paladini cialtroni no-vax, non certo per stare in una botte de fero in materia di querele. Una richiesta alle autorità e la querela arriva. E sia tu che io sappiamo anche benissimo che, nel caso arrivasse davvero, tu la fonte te la ricorderesti eccome: non mi venire a dire che t’immoleresti per parare il culo ad un altro che non ci credo manco se me lo metti per scritto col sangue. Specie poi dopo sto episodio.

E non parlare a sproposito di “segnalazioni”: la segnalazione è Pinco Pallo che ho infiltrato nella chat di Tizia o di Caio e mi manda uno screen e mi dice “approfondisci, indaga”. E da lì tu, blogger o giornalista che sia, approfondisci, metti insieme i pezzi che hai nel tuo archivio mentale o a PC e produci un post od una vera e propria inchiesta.

Il finale, la morale: che poi è il perchè di questo articolo.

Questo blog è nato per dare voce ad un principio di correttezza, onestà e coerenza che mi sta decisamente a cuore per natura: e che la pandemia ha letteralmente sgretolato, con tutti i cialtroni che abbiamo visto spuntare. Qualcosa bisognava fare, non si poteva restare lì a guardare e lasciarli imperversare.

Un principio che è universale, e vale per tutti e tutto: quindi, per zittire subito eventuali polemiche sottobanco (che tanto lo so ci saranno lo stesso) non è che questo articolo lo scrivo adesso che sono finita sull’ANSA e allora mi sono montata la testa e difendo il diritto d’autore di stoc… che non ho. Lo avrei scritto pure prima, con 20 follower compresa mia madre.

Il servizio dell’ANSA è stato una vittoria personale, certo, ma non nel senso di “finalmente si accorgeranno di me”, ma “finalmente FORSE si accorgeranno di questi”.

Parecchie cose, mi hanno urtata, di tutta la faccenda: il retrogusto di paternalismo un po’ vischioso nelle risposte, una sorta di “dai, non stare a rompere Scalzetta, non farla lunga”. La butto lì: se fossi stata un uomo, anzichè una donna, avrei ricevuto le stesse risposte sprezzanti dell’evidenza?

Il concetto, che si tenta di far passare, che siccome è fatto “fra noi” allora va bene, non è il caso di piantar troppo casino: un po’ come il “facciamo autocritica” del PCI ma a porte chiuse.

E tutto questo per cosa? Perchè una volta che hai una pagina, ed un minimo di notorietà, allora la devi mantenere, e l’unico modo per mantenerla è postare, postare, postare? Postare contenuti senza tregua, ad intervalli regolari, negli orari che i follower ormai si aspettano che posti. E lo so benissimo, non è che sia sempre facile, trovare roba degna di pubblicazione: soprattutto richiede tempo, energia, specie se sono inchieste fatte bene. 

Ma il punto quindi qual è? Perchè si fa tutto ciò? La pagina la si vuole tenere su per svolgere un servizio utile alla società oppure perchè, pur stando dalla parte “giusta”, si prova a cavalcare l’onda più o meno come i cialtroni arraffoni no-vax che si combattono?

Perchè io, Alan, non mi sono mai presentata al mondo come “attrice” (250 follower).

Neanche “artista” (500 follower).

Per poi scoprirmi improvvisamente “giornalista freelance” pur non risultando iscritta all’Ordine.

E se, come qualcuno dei tuoi fan ha ipotizzato, Panassiti non è il cognome vero, allora non si capisce perchè ti dovresti lamentare di prendere le querele tu al posto della Scalza, ti pare?

Senza contare che, se davvero fossi giornalista, tutto questo sarebbe pure peggio, per alcuni: per me no, invece.

Per me è molto peggio che uno “come me” si comporti esattamente come quelli che combattiamo.

Che io, combatto. Tu non so.

Comunque dai, ora un po’ di visibilità in più ce l’abbiamo entrambi, contento?

Cordiali saluti

L’Opinionista Scalza

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