Dicembre 4, 2022

Cari abitanti di Nettuno

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innanzittutto voglio che sappiate che nella carbonara ci metto il guanciale. E pure il pecorino.

E mai, sottolineo mai, mi è balenato per la testa di aggiungerci la panna. MAI.

Chiarito questo punto fondamentale, veniamo a noi, ed a ciò che mi contestate del mio articolo: pure cercandomi all’una di notte su Messenger (della pagina non più attiva, colpa del browser di FB: motivo per cui ho aggiunto un orrendo pop-up con il link alla pagina giusta. Così almeno mi scrivete su quella ed io non sono costretta a passare da un account all’altro in preda al bipolarismo).

Ok, Nettuno non sta in Ciociaria: mea culpa, sta cosa l’ho cannata de brutto. Ho corretto: mi par di capire che, per voi, è un po’ come se dicessero “ah, sei inglese!” ad uno di Edimburgo. Però, regà, non è manco il caso di fare tutto sto casino e sentirsi addirittura offesi e colmarmi d’improperi perchè non sono ferrata nella geografia del frosinate e dintorni. Ma che davero è questo il problema?!

No. Il problema non è, chiaramente, questo.

Il problema è che il mio articolo non è come quello apparso sul settimanale locale on-line Il Granchio. E neppure su Fanpage.

Articoli che, entrambi, riprendevano quasi pedissequamente il contenuto del comunicato ufficiale apparso sulla pagina FB dell’Arca di Rita.

Nel mio, purtroppo, ci stava ben altro: perchè io scrivo, come già detto, per passione ed impegno civile. Non a cottimo per soldi. E nemmeno faccio la giornalista di cronaca nera.

Nel mio c’era scritto quello che voi non volevate si sapesse: e cioè che dietro quel furgone da cui Rita si è lanciata disperata ci stava una fila di macchine. Da cui nessuno è sceso.

Sul dettaglio che Rita sia stata fatta salire e poi scendere da qualcuno c’è ben specificato che io riporto i ricordi di Rita, che sono confusi: mi dite che in realtà non è riuscita ad aprire la portiera di quell’auto perchè nelle macchine moderne la sicura scatta automaticamente con la chiusura? Bene, prendo atto. Non mi pare significativo, ma aggiungo anche questo, ok: un edit a fine articolo.

Resta che dietro c’era la fila di macchine. Da cui nessuno è sceso se non il Carabiniere fuori servizio.

E, badate bene, io di giustificazioni, a quelli che stavano in quella fila e non sono intervenuti, ne ho date a iosa: dal fatto che possono aver pensato si trattasse di un banale litigio fra gentaglia che bazzica lì intorno, alla paura che la stazza del tipo poteva incutere. Fino al temere di trovarsi coinvolti in una faida fra soggetti poco raccomandabili.

É ancora tutto lì, nell’articolo che mi contestate in gruppetti tipo, boh, “Sei di Nettuno se” o chissà quali chat whatsapp.

Ma il punto… Il punto è un altro. E se avrete la bontà di seguirmi ancora in questo lungo articolo ve lo spiego.

Il tema generale.

L’ultimo rapporto del Ministero dell’Interno sulla violenza di genere dice che, nel solo primo semestre del 2021, sono stati registrati in Italia, fra atti persecutori, maltrattamenti e violenze sessuali, 19.128 casi. Fa una media di 104 casi al giorno. 

Ovviamente (e grazie al cielo) non tutti sono della stessa efferatezza di quello subito da Rita: ma sono tantissimi comunque.

E quel che fa sì che molti casi si evolvano nel peggior modo possibile è anche l’indifferenza: un’indifferenza che non ha confini geografici. Da Aosta a Canicattì, ragioni per restare indifferenti ne troviamo tutti: sentiamo litigi furiosi provenire dall’appartamento a fianco e pensiamo che forse sono solo un po’ troppo focosi, e che se chiamassimo i Carabinieri poi avremmo problemi se incrociamo il tipo sul pianerottolo quando usciamo per buttare l’immondizia (ce le ricordiamo, no, certe interviste in TV? “Sì, ogni tanto discutevano: ma come tutti, erano una coppia tranquilla, salutavano sempre”). Assistiamo ad inseguimenti a suon di calci sulla via e, invece di scendere, riprendiamo col telefonino dal balcone per poi postarlo sui social con contorno di commenti indignati. Crediamo alla favoletta del “sono caduta dalle scale” della nostra collega che si presenta con l’occhio nero perchè “che ne so, magari è stato un caso, è solo una volta”. Mentre già una è troppa.

Di più… Se ad essere stata rapita e pestata alla luce del giorno in quel modo atroce fosse stata una bambina, sono certa che tutti avrebbero frenato e sarebbero scesi, dando vita ad un linciaggio collettivo come già ne abbiamo visti. Anche se il tizio era grosso. Anche se chissà che mafioso di un brutto territorio poteva essere. Nulla avrebbe fermato l’indignazione e la furia popolare. Non ditemi che non ne siete certi anche voi, tanto non vi credo manco se giurate su Gesù Cristo. 

E allora perchè una donna invece è stata lasciata da sola a subire? Perchè nel suo caso nessuno ha pensato di unire le forze in tanti per superare la paura?

Forse perchè era “solo” una donna? Adulta? Perchè di una bambina siamo sicuri che sia “innocente” e non se lo meriti, non se la sia “andata a cercare”, e di una donna adulta invece no?

Io risposte non ne ho. Ma questo, è il problema culturale, il tema generale: che non c’è solo a Nettuno, consolatevi. La fila di macchine indifferenti ci sarebbe stata comunque, purtroppo, molto probabilmente anche altrove.

 

Il finale amaro.

C’è però, in questo caso, un finale amaro, sì.

Che sono rimasta molto colpita da questa ondata d’indignazione campanilistica salita da alcuni abitanti di Nettuno (sono sicura non tutti): la figura che avrei fatto fare al paese, l’odio gratuito che avrei scatenato nei confronti della cittadina ed i suoi abitanti, i messaggi notturni minacciosi che m’invitavano a correggere, cancellare, rettificare.

Una cosa indegna, lasciatevelo dire: che puzza lontano un miglio di cultura patriarcale, di quella cultura dell’indifferenza, appunto. Un po’ come la madre che, di fronte alla figlia che denuncia le molestie subite dal padre, invece che appoggiarla la caccia di casa: perchè ha infangato il buon nome della famiglia.

Chi se ne importa del tema generale della violenza e dell’indifferenza, che attraversa tutta la nazione e miete vittime: l’importante è che nessuno sappia che è successo qui, e con quali modalità precise. Se no poi il borgo della “Costa Azzurra” dei romani ci fa una brutta figura. 

Not in my backyard.

A sto punto attendo con ansia che arrivi pure quello che mi fa notare che il tizio era straniero: così tutti i bravi italiani sono salvi.

 

 

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