Luglio 5, 2022

La tela di ragno di Nicola Franzoni.

3 min read

Mi sembrava di avere scoperto un banale tizio che cercava di sbarcare il lunario, quando ho iniziato ad occuparmi di Antonio Pinto

un signore torinese che, da qualche tempo, imperversa per il Web con la sua pagina FB Opinioni Libertarie: dove, vabbè, anche lui ci ammorba lo spirito con “il virus non esiste, è tutto un complotto ordito dai poteri forti”, e dirette in cui va ad importunare la gente invitandola a togliersi la mascherina (cosa che lo avvicina pericolosamente all’istigazione a delinquere, ad infrangere le leggi ed al reato di cui all’art. 438 del CP). E postando brillanti intuizioni che dimostrerebbero che i “guerrieri della luce” sarebbero il bersaglio della satanica Big Pharma.

Manco a dirlo, Opinioni Libertarie ha in bella mostra il numero di Poste Pay di Antonio Pinto (anche l’IBAN, per non lasciar nulla d’intentato): nel caso qualche pollo volesse sostenere concretamente la diffusione di fake news e deliri cabalistici spacciati per libera informazione.

Non è nuovo fra l’altro, il sig. Pinto, al lavorare a contatto con i seguaci di certa orientalistica. Quando ancora ci si poteva incontrare era infatti l’amministratore della pagina La Roccia Blu, associazione (di cui non si trova traccia nel registro nazionale), che si occupava di yoga, bagni di gong e tutta quella roba lì, che ora in presenza non si può fare. Ci ha provato, a fare le lezioni online, ma non ha riscosso molto successo.

Oltre che aprire blog in cui postava testi copincollati di sana pianta persino dalle vecchie interrogazioni su Yahoo.

Come non ha avuto molta eco il suo “Menzogne spirituali”, che lui dice essere un best seller su Amazon.

Ma, se vai a guardare su Amazon, non pare essersi piazzato troppo bene: intorno al 612millesimo posto.

Il punto però non è questo: il punto è che Antonio Pinto offre asilo mediatico a Nicola Franzoni, che ormai non può neanche andare a fare una telefonata da una cabina a gettoni senza che la Polizia lo fermi.

E Nicola Franzoni non è uno qualunque. Franzoni è questo tizio qui.

Quello sulla destra, che fa il saluto romano.

Non mi sto neppure a dilungare su chi sia Franzoni, perchè ce ne sarebbe da scrivere per un mese: uno che sta provando, per l’ennesima volta, a fare carriera politica. Qui lo vediamo nel 2012, mentre tentava di diventare sindaco di Carrara.

Non ce la fa a tenersela per sè, la sua nostalgia del Ventennio: e la esterna in modi che, insomma, si possono definire un po’ inurbani, via. E gli valgono attenzioni della Digos. Proprio gli esce spontanea, non la tiene, la passione politica: come l’urina.

Ecco, cosa succede andando sul profilo di Pinto? Che si finisce su “Onda Popolare Lombardia“. Ma non solo lei: pure Puglia, Piemonte, Veneto, Lazio ecc ecc. E tutte recano in bella vista questo:

Un TESSERAMENTO a ben 30 euro, da versare su una non tracciabile Poste Pay (come quella di Pinto), per un’organizzazione politica che NON esiste sul registro delle associazioni, e che si dovrebbe versare a Nicola Franzoni: che ti chiede pure il n.ro di telefono e la fotocopia della carta d’identità. In barba al trattamento dei dati.

E non è finita.

Onda Popolare Italiana” è un partito che già esiste, da 2 anni almeno, regolarmente registrato con tanto di Statuto. E che con Franzoni non c’entra niente.

STATUTO-DEL-PARTITO

Oltre che un’organizzazione politica di sinistra che non l’ha presa tanto bene.

Questo blog, comunque, per non saper nè leggere nè scrivere, vi ha segnalati tutti: alle due Onde popolari ed alla Polizia di Stato.

Cordiali saluti

L’Opinionista Scalza.

2 thoughts on “La tela di ragno di Nicola Franzoni.

  1. Forse troppo spazio lasciato a Pinto, un imbonitore di serie C, l’ultimo dei raccattapalle nello scenario della grande partita che gioca il complottismo, oltre che raccontapalle (tipo che non c’è nessuna pandemia, si vada a guardare i dati ISTAT sulla mortalità 2020 rispetto alla media dei cinque anni precedenti). Il pericolo è costituito da elementi carismatici come il Franzoni, più capaci di impersonare il capobastone con il suo patetico, ridicolo sobillare le folle per ripetere la marcia su Roma che uno squallido personaggio, suo ispiratore, interpretò quasi un secolo fa.
    Fortunatamente grazie alle garanzie costituzionali che nacquero proprio da quella neppur troppo lontana esperienza, oggi quel suo mentore è spesso ricordato sui libri per le foto che lo ritraggono all’incontrario (gli impaginatori un tempo erano un po’ disattenti) ma soprattutto è riuscito a entrare nelle grazie dei servizi della Digos, che come attenti nefrologi e urologi, prestano particolare attenzione al quando e al dove delle sue minzioni. E a questo team di specialisti credo si unirà presto anche un proctologo, poichè il suo esasperato banfare di rivoluzioni è un boomerang che sta compiendo la sua traiettoria ellittica per entrare là dove, credo neppure lui, si sarebbe aspettato concludesse la sua parabola.
    Pinto è il nulla, il vuoto siderale raccontato nelle sue interminabili e noiosissime “dirette”, è un gregario che vorrebbe ma non può.
    E poichè tutto ha un ciclo, questi personaggi si godano il loro quarto d’ora di notorietà di wharoliana memoria fintanto che possono sciacallare sulla pandemia da covid (che in questo momento è la loro fortuna), un giorno finirà e la feccia che rappresentano tornerà nel nulla dal quale sono fuoriusciti.

  2. Sono d’accordo. Ma dopo averlo sentito ipotizzare che “sicuramente” chi aveva scritto questo articolo era una delle ragazze che, mentre manifestavano in piazza per l’8 marzo, e vistesi importunate da lui e dalla sua richiesta di togliersi la mascherina, lo avevano invitato a smetterla di riprendere ed allontanarsi, ho pensato d’includerlo. Perchè secondo il “signore” quelle ragazze hanno “notoriamente” un “cattivo rapporto con gli uomini”, e per questo lo avrebbero respinto ed attaccato con questo articolo: che è la versione edulcorata del caro vecchio “non c’è nessuno che ti scopa”. Diamo quindi al finto santone pieno di amore universale, in realtà maschilista della peggio specie, che specula pure sull’8 marzo, nonchè speranzoso di bonifici online, la notorietà a cui ambisce accanto ai suoi idoli. E con essa un’indagine della Polizia Postale.

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