Luglio 5, 2022

DECALOGO PER LA SOPRAVVIVENZA PSICHICA AL DIBATTITO POLITICO SUI SOCIAL. Ovvero: come interloquire con leghisti e grillini senza rimetterci il fegato. E provare ad aprirgli gli occhi.

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1. Considerate che, nella stragrande maggioranza dei casi (fatti salvi i fasci impenitenti e nostalgici), vi state rivolgendo ad una persona esasperata.
Da un sistema di giustizia lento, di tassazione iniqua, dalla disoccupazione, dalle promesse mai mantenute. Tutte cose oggettive, su cui non si può dargli torto. Esattamente come lo siete voi. Insomma cercate di conservare umanità ed empatia: almeno voi.

2. Considerate che, nella totalità dei casi, vi state rivolgendo a gente ignorante.
Non stiamo qui ad aprire un dibattito sull’ignoranza, se sia una colpa cui volontariamente si possa porre rimedio oppure una disgrazia divina di cui accusare il sistema vile e bastardo a cui sotto sotto fa comodo: se no non ne usciamo più.
È ignorante, punto. Fatevene una ragione.
È come parlare con un bambino. Un bambino sa poco e però non ne è del tutto consapevole: soprattutto ha bisogno di sentirsi convinto che quel poco che sa è giusto. Se no perde i punti di riferimento, nel mondo confuso ed ostile e sconosciuto.
Per cui bisogna avere tatto, nel mostrargli che quel poco che sa non è corretto: altrimenti il bambino svalvola, vi manda a fanculo. Dovete togliergli i punti di riferimento con delicatezza. Dargli dell’ignorante non serve a nulla, anzi.

3. Date del lei.
Nel social il “lei” non esiste: questo già spiazzerà l’interlocutore. Subito, in partenza. Di colpo si trova di fronte alla buona educazione di una volta: quando insulti qualcuno gli dai del tu, infatti. Infrangi tutte le barriere fino appunto all’insulto. Grillini, leghisti e fasci, in quanto esasperati ed ignoranti, conoscono per lo più solo l’insulto: è così, che si svolge il “dibattito”. A suon di turpiloquio, di commenti di al massimo 5 parole.
Con il “lei” disinneschi magicamente fin dall’inizio il tutto, nove su dieci.
Che poi è tornare al punto 2: il bambino ignorante. Che dava del lei alla maestra. Risvegliate quel bambino. Senza contare che il “lei” consente di essere ironici senza che sia troppo evidente: una gran soddisfazione sotto i baffi.

4. Non bevete.
O perlomeno fatelo con moderazione.
Perché in vino veritas. E quindi perdereste la pazienza e gli dareste dell’ignorante. Vanificando i punti 2 e 3.
Senza contare che, da brilli, rischiate di proferire cazzate pure voi: e questo lo paghereste caro, carissimo. Arriverà sicuro uno un po’ meno ignorante degli altri che farà notare la cazzata che avete detto ed a quel punto ogni altra cosa saggia che avete scritto sarà carta straccia, si scatenerà il pubblico ludibrio su di voi e non vi resterà che ritirarvi in buon ordine. Game over.

5. Googlate.
Con perizia ed attenzione. Prima di dire qualunque cosa informatevi. E per farlo dovete essere abbastanza sobri. Si torna insomma al punto 4.

6. Trasmettete informazioni.
Solo quello, nient’altro.
Non state intervenendo per sfogare le vostre frustrazioni, la vostra rabbia ed il vostro senso d’impotenza. O meglio: sì, lo state facendo per quello. Ma “loro” non lo devono capire.
Limitatevi alle informazioni: i commi delle leggi, le percentuali di voto, gli anni di emanazione dei decreti. Senza esprimere un “giudizio”: solo i dati. E dotti ma non troppo: trovate una dignitosa via di mezzo fra il barone universitario che c’è in voi e la Sora Cesira.

7. Mai, e dico MAI, cedete alla provocazione e la rabbia (giustificatissima, oh se lo è).
La battuta becera, il commento appunto di 5 parole che sono tutti insulti. Da gentiluomini e gentildonne quali siete, fate semmai notare che non comprendete perché vi si stia insultando quando voi finora avete solo esposto dei dati senza esprimere opinione alcuna né tantomeno giudizi. E per giunta rivolgendovi con estrema eleganza al vostro interlocutore, visto che gli date del lei. Rimarcatelo, questo, alla bisogna: è peggio di un insulto.

8. Mantenete la calma.

9. Mantenete la calma.

10. Mantenete la calma.

PS tutto questo non servirà assolutamente a nulla. Nella migliore delle ipotesi l’utente cui vi state rivolgendo non vi risponderà più nel giro di una o due battute, preferendo puntare su altri che invece accettano di buon grado di fare la lotta nel fango a cui è stato abituato e che si aspetta e direi quasi pretende.
Alcuni addirittura invece vi bloccheranno immediatamente: vai a capire se perché si rendono conto (casi rari) che li state prendendo per il culo o perché gli è entrato in tilt il neurone e come i bambini si tappano le orecchie urlando “bababababaaa”.
Insomma risposte non ne caverete molte.
Però forse qualche germe di dubbio e giudizio lo avrete seminato.

1 thought on “DECALOGO PER LA SOPRAVVIVENZA PSICHICA AL DIBATTITO POLITICO SUI SOCIAL. Ovvero: come interloquire con leghisti e grillini senza rimetterci il fegato. E provare ad aprirgli gli occhi.

  1. Illuminante.
    Lho fatto fino a venerdì scorso. Per me è una missione. Mi sento Prof alla conquista del mondo. Ma ora non ne posso più. Blocco chiunque faccia propaganda, di qualunque orientamento. Ho raggiunto il burnout.
    In questa fase della pandemia, sterilizzo il superfluo.
    Ma mi rendo conto che non è giusto. E soprattutto che in fondo non ce la faccio… Vedi la mia ‘inchiesta sull’articolo del NYT su conte.
    Complimenti per il tuo blog.
    Daje

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