Luglio 5, 2022

Fate silenzio.

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Chiariamo un punto: accusare il Ministro dell’Interno, o qualunque altro candidato/rappresentante politico, d’infrangere con i suoi post la legge sul silenzio di riflessione pre-elettorale è un boomerang.
Il Ministro (o meglio: il suo ufficio stampa pagato da tutti noi, non mi stancherò mai di ripeterlo) agisce nella piena legalità: questo vi risponderà il più informato fra i suoi sostenitori. Ed a piena ragione. “Non rompere le palle, è il Ministro e fa quel che gli pare” vi risponderà invece la stragrande maggioranza che non si rende conto della portata orribile della frase: ma questo è un altro discorso.

La legge sul silenzio di riflessione risale infatti al 1956: un po’ vecchiotta, via. Zuckerberg aveva ancora da venì, e quindi si parlava solo di “propaganda”. Cui nel 1985 si sono aggiunte le “emittenti radiotelevisive”: poracci, mica potevano saperlo che da lì ad un po’ sarebbe esploso il World Wide Web, non gliene si può certo fare una colpa.
Visto che però nel frattempo le cose sono effettivamente cambiate ci ha pensato l’AGCOM, l’Agenzia per le Comunicazioni, a metterci una pezza, ed in materia si è espressa in sintesi così: “regà, non possiamo farci nulla. Che mi metto a dire che fare propaganda sui social il giorno stesso è vietato?! E che faccio? Tiro su uno squadrone di poliziotti che monitora ogni singolo utente, ogni pagina di sostenitori di stocazzo, ogni fake che ci vogliono 5 minuti anzi no 2 a crearlo? Siamo seri, su”.
Che, detto fra noi, la trovo una posizione molto più realistica e lungimirante di quella di tanti indignati, “professori” compresi, che a gran voce reclamano una regolamentazione: che ti vuoi regolare? It’s the Internet, baby, è la sua natura, con i suoi pro ed i suoi contro: l’esistenza di questo stesso blog lo dimostra.

Allora… Allora però diventa un problema di etica. Che è ben più grave.
È ovvio che il Ministro (anzi il suo ufficio stampa) sia perfettamente a conoscenza della normativa in materia: com’è ovvio che sappia che esista un “buco” in questa normativa in cui, da un punto di vista morale ed etico, non sarebbe da brave persone intrufolarsi. Ma se ne frega.
Anzi lo cavalca, quel buco. Non solo continuando a fare campagna elettorale quando dovrebbe tacere. No. Quello sarebbe il minimo. È molto peggio.
Perché non c’è un solo accenno, nei post “del Ministro” o nelle “sue” occasionali risposte agli utenti, al fatto che legalmente si possa fare. Che gli converrebbe no? Ad accusa, da parte degli oppositori, di violare la legge, rispondo per le rime con tutti i commi del caso.
Invece no. Si lascia credere serenamente al popolo beota che il Ministro stia facendosi beffe della legge.

È l’apoteosi del personaggio costruito con sapienza: l’uomo forte, l’eroe osteggiato dal sistema che coraggiosamente lo sfida per poter portare avanti il suo progetto.
E per questo non può che piacere: perché scatta l’identificazione. Chi non si sente vessato dal sistema? Il sistema che lo tassa, che non gli garantisce un processo snello e veloce, che lo fa impantanare in code eterne e giri senza uscita fra corridoi pieni di impiegati annoiati che se lo rimbalzano da una stanza all’altra mentre le bestemmie gli salgono alla gola.

Il Ministro dell’Interno è il comune cittadino che si fa i selfie mentre mangia la porchetta e li posta sui social e si sente preso per il culo dall’ipocrisia dei “centri per l’impiego” che una volta si chiamavano “Ufficio di collocamento” ma tanto non ti collocavano da nessuna parte, andavi solo a farti mettere un timbro sul libretto una volta al mese e un lavoro lo trovavi, se lo trovavi, non certo grazie a loro.
E quindi il Ministro dell’Interno è “tutti noi”: vai, cazzo, vai! Infrangi la legge! Sputaglielo in faccia, che ci siamo rotti e ce ne freghiamo! Finalmente, porca miseria! Non se ne poteva più!

Il Capitano che guida il suo popolo, sfonda la porta del Palazzo.

Per questo, “il Ministro” non precisa che è nei limiti della legge, quando posta nei giorni in cui dovrebbe stare zitto. Per questo lascia che molti pensino che se ne stia impavidamente fregando delle regole. Un piano perfetto.

Solo che è il Ministro dell’Interno. Il Ministro dell’Interno.

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