Luglio 5, 2022

Il sonno delle donne.

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Voi donne vi dovreste vergognare.
Anzi no. Tolgo il “dovreste” e metto un “dovete”. Dovete: senza appello. Non “dovreste ma insomma poi fate un po’ come volete”. No. Dovete. Dovete, cazzo.

In questo clima di eterna propaganda social in cui ogni mentecatto dotato di uno smartphone ed una connessione, me compresa, può dire la sua h24, e gli argomenti sono proprio inesistenti, è solo una rissa collettiva, una gara a chi spara l’offesa più grossa che finalmente farà zittire l’altro, voi scivolate serene e senza un plissè sopra insulti ad altre donne che se fossero rivolti a voi chiamereste altro che la Postale, direttamente la Digos.
Ma siccome la destinataria degli epiteti, delle brillanti deduzioni sul mestiere che faccia per campare, delle eleganti ipotesi sul suo grado di soddisfazione sessuale, degli approssimativi calcoli sulle dimensioni del membro del suo fidanzato, delle proposte fantasiose per placare il suo spirito, nonché degli apprezzamenti sul suo aspetto fisico… Siccome quella poraccia non sta dalla “vostra” parte… Allora tacete. Non dite niente. Ma niente proprio eh. Non un “ma, veramente”.

Ancora vi ritrovate “fuori dal gruppo”, eh?
Ce l’avete nel sangue, sta cosa. L’uomo comunque comanda: o perlomeno “è fatto così: la natura, la cultura, vai a capire”. Non ve la levate dalla testa. Quindi stai zitta, non t’indignare, lascia che “l’altra” venga apostrofata in quel modo che lo sai, sotto sotto, che è becero, da troglodita: che se “l’altra” fosse tua figlia gli saresti (giustamente. Giustamente!) già saltata alla giugulare, al troglodita. Ma insomma, vi hanno insegnato che non dovete troppo rompere il cazzo, dai: cioè va bene la parità dei diritti, la dignità. Però a na certa lascia correre, tocca chiudere un occhio: poi tanto “quella” sta di là, un po’ ci godo pure, mi sfogo. Nevvero?

Beh, lasciatelo dire: scema. Sei una scema.
Perché non c’entra un fico essere di destra o di sinistra: sei una donna, prima che una militante barra simpatizzante di questo o quell’altro.
Fino al 1946 non potevi manco votare, in sto paese: altro che postare sui social. Che tu fossi per Mussolini o Matteotti, monarchia o Repubblica.
Lo sfregio maggiore che i fasci hanno fatto alla Franca Rame, comunista, è stato caricarla su una camionetta e stuprarla a ripetizione. E non solo col pisello.
Lo sfregio maggiore che i partigiani hanno fatto a Giuseppina Ghersi, una ragazzina di 13 anni fascista, è stato stuprarla fino a farla morire.
Hai mai sentito di un fascio o un comunista a cui hanno infilato una pigna nel culo?
No. Gli uomini fra loro fanno a botte, si pigliano a calci nello stomaco, si sparano. Ma non si stuprano. Ad un uomo non danno del “gigolò”: “gigolò” non è un insulto. “Puttana” sì. Eppure fanno lo stesso mestiere.

È trasversale, sta cosa: ti è chiaro?
Sei carne da macello, per tutti. La tua dignità, e la tua personalità intera, sta ancora tutta in mezzo alle cosce, secondo molti: non vali un centesimo di più del tuo clitoride. Scava scava, quando si sfruculia nel modo giusto la bestia, continui ad essere quella roba lì. Per tutti. Prova ne è che quando ti vogliono colpire ti colpiscono lì, in mezzo alle cosce.

Ma tu stai zitta: perché hai votato. Perché finalmente ti hanno ammessa nel gruppo, nel consesso degli esseri pensanti.
Senza capire che per ogni “altra” che non difendi da questo schifo se ne va pure un pezzetto dei tuoi, di diritti.
Che finalmente hai ma li usi inchinandoti agli usi e costumi degli uomini: che è come non averli.

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