Dicembre 4, 2022

Fascisti e comunisti: nessuna differenza.

3 min read

Io non ero comunista. E non lo sono. Non credo di esserlo mai stata, in realtà.
A chi me lo chiedeva ho risposto, a suo tempo, che ero una libera pensatrice. Beccandomi dell’anarchica.
Eh sì. A questo mondo, se non aderisci ciecamente e senza discussioni ad una ideologia, ti puppi l’etichetta di anarchico: un mondo stupido, un filo limitato, no? Perché non è che l’anarchico sia solo e semplicemente un sostenitore del libero pensiero. No. L’anarchico ha anche una idea tutta sua dello Stato, le istituzioni e le regole: un’idea un po’ del cazzo, diciamocelo. Bella eh, per carità, pure affascinante. Ma un filo naif ed inattuabile. Perlomeno oltre l’unità singola (cioè insomma, io da sola posso forse farla, l’anarchia: già in due non ci riesce più tanto bene).
Però ecco, il fatto che io rivendicassi solo il mio sacrosanto diritto di avere un pensiero autonomo, svincolato dal decalogo impostomi da un qualunque partito, un decalogo scritto da qualcuno che aveva fatto più carriera di me… Senza contestare la necessità di uno Stato con le sue regole valide per tutti, assolutamente… Sta roba qui mi ha sempre di default messa fra gli anarchici. Così, d’ufficio. Per affetto, peraltro: ti dò dell’anarchico perché è più gentile che dirti che sei un “idiota cerebroleso che non comprende l’estrema inoppugnabile saggezza del decalogo”. Praticamente un “capiamoli, sò ragazzi. L’importante è che continuino a votare dalla parte nostra. Chiudiamo un occhio, su”.
Insomma il libero pensiero, ed in particolare la critica dall’interno, stanno un po’ sui coglioni a tutti, dai, non solo a destra: sei una mina vagante, incontrollabile, con il tuo cervello autonomo. Una qualche etichetta te la devono comunque mettere. Devono sapere chi sei, darti un nome e metterti in una casella che sia quella e basta e chiarissima. Se no gli entrano in panico le sinapsi e soprattutto gli exit poll.

E quindi a me, qui lo dico e qui lo annego, “Bella ciao” m’ha sempre fatto abbastanza schifo. Per tacere di “Bandiera rossa”. Cioè dai, ma che è?! Il terzo millennio e ci mettiamo ancora a cantare del partigiano che mi deve seppellire (seppellire?! Oh, sono viva io, vivissima!) sotto l’ombra di un bel fior (un fiore di dimensioni mai viste fra l’altro, un baobab semmai, se fa ombra a tutta na tomba)? C’abbiamo la democrazia, porca miseria, è acqua passata: “Bandiera rossa” de che?! Ma che rivoluzione volete fare, dementi?! Il popolo alla riscossa… Il popolo ce l’ha già il potere finalmente, vivaddio: fate basta con la nostalgia e pure con il rancore e pensiamo alle cose serie, a portare avanti sta nazione, il PIL e tutto il resto, idioti che non siete altro.

A tutt’oggi la penso ancora così. Mi sento un po’ una deficiente, a cantare “Bella ciao”. “Bandiera rossa” manco parlarne. Ti credo, mi dico, che i “fasci” poi mi pigliano per il culo: mi tirano fuori il calendario e mi dicono “oh, scema, è il 2019, la guerra è finita da 70 anni buoni”.
E il pugno… Niente, il pugno mi resta in tasca: a stringere l’accendino perché ho la fodera del cappotto bucata e non mi decido a cucirla e quindi l’accendino finirei col perderlo lì in mezzo. E se m’innervosisco ho bisogno di fumare: e se non riesco a fumare quando sono nervosa divento ancora più nervosa. Praticamente non alzo il pugno per preservare l’ordine pubblico e non finire in galera per rissa, insomma.

Poi mi fermo a pensare. Mi fermo a chiedermi se, forse, che ormai sono passati 70 anni io l’ho capito, ed anche da molto tempo, ma tanti altri no. Da ambo le parti. Ed obbligano me, che di mio sarei già andata un attimo oltre, a tornare indietro: mi obbligano a cantare del Piave ed i fanti del 24 maggio che a st’ora sarà ormai prosciugato, il Piave. Pur di urlare chiari certi concetti di base.
Mi obbligano a rinunciare al mio libero pensiero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

>