Dicembre 4, 2022

Date da mangiare agli affamati

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Succede che oggi, 21 febbraio dell’anno del Signore 2019, il Ministro dell’Interno (o meglio, il suo team addetto alla comunicazione capitanato da Luca Morisi) pubblica sul suo profilo Instagram questa foto, che io ho maldestramente “ritoccato”.
Si tratta, come dice l’eloquente didascalia a corredo, di alcuni studenti sardi che sono andati ad esprimere il loro dissenso all’operato del Ministro, attualmente in Sardegna, durante una sua uscita pubblica.

Ora… Tralasciando il fatto che si tratta di minorenni (di cui uno autistico: non “idiota”. Solo autistico), e la normativa sulla privacy proibisca la pubblicazione dei volti dei minorenni. Ma tralasciamolo, dai: diciamo che il fotografo, l’addetto stampa, il copy che scrive il testo, il loro supervisore e pure il galoppino che poi fa “click-invio” sulla pagina, non se ne siano accorti. Diciamo che sono bravi in tante cose ma non in fisiognomica, e se per strada vedessero me, che ho 47 anni, me ne darebbero 60 (cosa che metterebbe in serio pericolo la loro incolumità, peraltro).

Tralasciamo anche che l’art. 21 della Costituzione (eh, lo so, sono noiosa: sono diventata una pallosissima costituzionalista) dice che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Tralasciamolo.

Tralasciamo pure che l’art. 14 del decreto 300 (sempre quello, sì), in materia dei doveri del Ministro dell’Interno, annovera la “tutela dei diritti civili”. Tralasciamolo.

Tralasciamo infine che, in maniera del tutto legale, l’ufficio stampa del Ministro non sia stipendiato dal suo partito ma con i soldi della collettività (cioè insomma di tutti: pure quelli che non lo hanno votato e non ne condividono affatto le idee. Si chiama democrazia): sono “contratti di collaborazione” che ogni ministro ha facoltà di stabilire per creare un suo team. Guarda, oggi mi sento particolarmente buona e voglio tralasciare persino questo. Anche se credo che, in fondo, l’articolo potrei già finirlo qui, che c’è n’è anche fin troppo.

Però no, forse non sono buona: forse sono una schifosa moralista, che oltre che quello della legge ci vuole mettere pure il carico dell’etica.

Non si fa, sta cosa, Ministro (e, si fidi, appellarla con questo nome mi costa fatica: ma credo nella democrazia e nel rispetto delle istituzioni, e quindi mi tocca averne per lei). Non si fa, di comportarsi come un qualunque leoncino da tastiera di 15 anni che si fa beffe del compagno di scuola con gli occhiali spessi e pieno di brufoli e lo fotografa e lo mette sul suo profilo per godersi le battute ed i like degli altri 15enni. Con le faccine, poi… Cioè, pure le faccine! Eddai, su! Io le uso solo quando non c’ho tempo di scrivere due parole in croce: o per rispondere a mia figlia, perché a lei piacciono tanto. Ma mia figlia ha 7 anni, signor Ministro.
Si chiama bullismo, questa cosa. Ci sono ragazzini che si suicidano, per questo. Persino la Melania Trump, la moglie di uno che mi risulta essere sulla sua stessa lunghezza d’onda, ha fondato una associazione che si batte contro il dilagare di questo fenomeno. Che è una roba, mi spiace insistere ma è così, maggiormente diffusa fra i giovani e giovanissimi: quelli che, insomma, devono ancora crescere. Scusabili, in fondo: devono prendere le misure, non hanno ancora ben chiaro cosa si può fare e cosa no, a modo loro sfidano il mondo spostando l’asticella del confine perché il mondo gli dica quale sia, questo confine: con chiarezza.

Ecco, questo non glielo perdono, signor Ministro: va bene che in amore e in guerra tutto è permesso, ma qui mi pare si stia un po’ esagerando. Perché lei dovrebbe essere più maturo di un adolescente: dovrebbe essere il nostro faro illuminante. Non dovrebbe cercare consenso risvegliando il 15enne che c’è in ognuno degli ultraquindicenni che hanno commentato con i toni più beceri sotto il suo post, che a confronto “Sesso droga e pastorizia” pare una convention di Orsoline.

Non dovrebbe: non per fare personale campagna elettorale, infrangendo un sacco di leggi dello Stato e, per giunta, con i miei soldi.

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