Maggio 26, 2022

Della propaganda ed altri ideali

4 min read

img_20190205_2127033250723734849438234.jpg

img_20190205_2127286053964240835755268.jpg

Quelli che vedete sono due screenshot a commento di un post di un noto politico. Pare di stare allo stadio, vero? Fosse una donna ci mancherebbe solo un bel coro di faccela vedè, faccela toccà. Oppure sulla pagina di una popstar. Non c’è argomentazione alcuna, solo un cieco becero urlare “grande” del popolo che inneggia al suo leader maximo. Fra l’altro senza neanche troppa inventiva: “grande” è la parola più ricorrente ormai, nel linguaggio comune dei social. Si digita un “grande” e si torna a dormire, tanto tutto quel che c’era da dire si è detto, “grande” ingloba tutto (del resto, che è grande a fare se no?).

L’idolo, che sia un rapper od un attore di fama internazionale, un blogger o persino un comune utente, proferisce una qualunque ca**ata, e lo stuolo di fan col sorriso ebete e la bava alla bocca lo colma di “grande!”, e tutti contenti. Idolo per primo, che tira un sospiro di sollievo, anche a sto giro l’audience è salva.

Solo che in questo caso l’idolo è un politico. Un rappresentante del popolo e delle istituzioni. Piuttosto desolante no?

Bene. Ora veniamo al dunque, ben più desolante… Ho mentito.

I due screenshot non sono di commenti allo stesso politico.

Caso vuole che abbiano lo stesso nome, ma si tratta di due persone apparentemente molto diverse fra loro. Apparentemente.

Il primo è Matteo Salvini, che canta Albachiara. Il secondo è sempre Matteo, ma Renzi, che presenta il suo ultimo libro (o meglio, l’ultimo libro a firma sua). Andate pure a controllare.

Intendiamoci: il fato mi ha benedetta con questa omonimia. Ma sono certa che, se Di Maio si chiamasse Matteo anziché Luigi, avrei potuto fare lo stesso giochetto con tre screenshot invece che due. E via andare con tutti gli altri politici più o meno di spicco.

Adesso… Possiamo anche metterci tutti qui a discutere sul quando e come tutto questo sia iniziato: quindi spunteranno quelli che “Berlusconi, che è andato in America ed ha scoperto la televisione e la pubblicità quella aggressiva ed i grandi comunicatori!” e, boh, vi potrei dire di sì. Però poi mi verrebbe da rispondervi che a sta roba qui ci eravamo arrivati già da soli con Benito, ben prima di Silvio. E morto Benito pure i democristiani, che in fondo la Resistenza l’hanno fatta, non è che in quanto a propaganda verso la pancia ci siano andati leggeri.

Ma il punto è un altro: è che Matteo, oggi, è uguale a Matteo. Ed il popolo di Matteo è uguale al popolo di Matteo. A me di ieri, di fare le analisi sul perché e percome e quando si sia giunti a ciò, frega sinceramente meno di zero. A me interessa l’oggi. Perché io vivo oggi.

Se Matteo ha successo perché butta addosso alla gente slogan di massimo tre parole tre, che tre parole sono il numero perfetto (“prima gli italiani”, “porti chiusi”), perfetto da memorizzare, introiettare, masticare mentre smadonni aspettando il pullman, digitare sul social in risposta pronta che così manco ti devi sforzare di pensare (oh, l’ha detto Matteo, sticazzi!) e puoi tornare a farti i fatti tuoi… Matteo non è da meno. Matteo usa la stessa strategia comunicativa: prova ne è che ottiene gli stessi risultati. Gli stessi “grande”. Lo stesso coro da stadio.

Ora… a me avete rotto le palle tutti. Io sono stufa dei vostri claim. Il mio voto non è moneta contante, non stiamo al mercato che mi chiamate a gran voce dicendomi “signora mia quanto sei bella” e poi quando mi avete attirata mi rifilate finalmente quelle quattro arance marce sul fondo del sacchetto che arrivo a casa e le devo buttare e voi intanto però siete tutti contenti e vi siete fatti cassa pure per oggi. Magari evadendo.

No. Io non sono cretina. E mi sarei anche stufata che mi consideriate tale: che basti un cazzuto ufficio comunicazione alle spalle per ottenere la mia fiducia e raggiungere la vostra personale vetta. Voglio sentirvi argomentare, non fare i piazzisti. Voglio ideologia: ho fame di ideologia ed ideali. E no, non sono neanche invidiosa: mi sta benissimo pigliate una paccata di soldi, una volta raggiunta quella vetta. Non voglio manco me la restituiate: perché vi voglio liberi. Liberi dalla possibilità di essere corrotti, come avevano previsto e sperato quelli che anni ed anni fa lo hanno stabilito. Tanto non sarà il vostro stipendio decurtato che salverà il Paese dal tracollo.

Però davvero, di sentirmi sotto sotto considerata una stupida acquirente da imbonire, un “target” da individuare, ne ho veramente nausea e schifo.

PS Matteo (Renzi), levati dai co**ioni per cortesia, che forse senza di te ce la facciamo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

>